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Paper FBK premiato con l’honorable mention alla conferenza internazionale sulla Human-Computer Interaction

27 Marzo 2019

Lo studio sull'utilizzo della tecnologia nel progetto Piedibus Smart sarà premiato a maggio durante il CHI 2019

Il paper A Walk on the Child Side: Investigating Parents and Children’s Experience and Perspective on Mobile Technology for Outdoor Child Independent Mobility, authored dai ricercatori FBK Michela Ferron, Chiara Leonardi, Paolo Massa, Gianluca Schiavo, Amy L. Murphy, Elisabetta Farella è tra i lavori che hanno ricevuto l’honorable mention dal comitato scientifico dell’International conference of Human-Computer Interaction.

Il lavoro, che sarà presentato a CHI 2019, in programma a Glasgow dal 4 al 9 maggio prossimi, descrive uno studio volto ad indagare i processi di appropriazione e le prospettive di bambini, genitori e volontari riguardo alla tecnologia impiegata nel Piedibus Smart, sviluppato dall’unità E3DA nell’ambito del progetto CLIMB. L’articolo discute inoltre i rischi e le potenzialità dell’impiego della tecnologia per lo sviluppo di pratiche di mobilità indipendente dei bambini, proponendo una serie di riflessioni e raccomandazioni per il design di queste tecnologie.

“Abbiamo fatto una valutazione longitudinale in diversi mesi con volontari, genitori e insegnanti di quello che è stato il processo di appropriazione e di utilizzo della tecnologia e abbiamo raccolto elementi molto interessanti su come questa viene percepita ed utilizzata – le parole di Michela Ferron, ricercatrice dell’unità i3 FBK e co-autrice del paper -. In particolare nelle scuole di Vela e Cognola, a Trento, abbiamo osservato quello che è stato il processo di appropriazione della tecnologia impiegata nel Piedius Smart e visto il cambiamento avvenuto con il passaggio dalla carta alla tecnologia”.

CLIMB utilizza e integra tecnologie e soluzioni informatiche avanzate e a differenza dei dispositivi Gps non traccia il bambino in modo puntuale.

“Esiste un filone di letteratura che sostiene come il tracciamento sia deleterio per lo sviluppo dell’autonomia del bambino e per la sua capacità di risolvere problemi, ma anche su come possa influire negativamente sugli aspetti fiduciari della relazione genitori-figli – continua la ricercatrice -. Il nostro sistema, anziché sul tracciamento Gps, si basa su sensore di prossimità che utilizza la tecnologia bluethoot e dialoga con una app installata sullo smartphone del volontario che segue i bambini nel tragitto casa-scuola o autobus-scuola. Il sistema, detto tag, registra quindi la presenza del bambino in prossimità del volontario, non ne traccia tutti gli spostamenti”.

Dallo studio è emerso come siano state positive in particolare l’esperienza di “scomparsa” della tecnologia e la capacità dell’iniziativa di combinare e garantire allo stesso tempo fiducia e controllo.

“Una cosa interessante che è emersa – che è risultata moltro apprezzata da studenti, genitori e volontari – è come nell’evoluzione del progetto il dispositivo sia diventato un elemento praticamente invisibile. Se prima infatti veniva magari portato al collo dai bambini, con il tempo si è deciso di inserirlo nello zainetto: questa operazione ha fatto diventare il tag una parte “nascosta” del progetto, che a sua volta è diventato meno macchinoso liberando anche tempo per il volontario che ha potuto dedicarsi di più alla parte relazionale con i bambini. Nel complesso l’intero progetto è stato valutato molto positivamente dai genitori, perché rappresenta un giusto compromesso tra il dare autonomia e fiducia ai bambini, consentendogli di esplorare il mondo e sviluppare le proprie autonomie, e garantire allo stesso tempo controllo e condizioni di sicurezza.

 


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