Investire nel futuro di tutti i bambini. Si deve e si può.
Editoriale di Davide Azzolini, pubblicato sul quotidiano L'Adige il 10 settembre 2026
Tutti i genitori desiderano il meglio per i propri figli, ma non tutti hanno le stesse possibilità di investire nel loro futuro. Non tutti, ad esempio, riescono a mettere da parte risorse per gli studi superiori o per sostenere la transizione all’età adulta. Non è solo il fatto che le risorse disponibili siano poche: la vulnerabilità finanziaria e la scarsa stabilità del reddito riducono la capacità di pensare al futuro. Quando si è costretti a concentrarsi sulla quotidianità, lo spazio mentale necessario per immaginare il domani si restringe e questo si riflette sui figli, spesso in modo silenzioso ma persistente.
Le statistiche a disposizione confermano quanto il retroterra familiare continui a influenzare gli esiti educativi. L’abbandono scolastico tra i figli di genitori con bassi livelli di istruzione è quasi venti volte superiore rispetto ai figli di laureati (22,8% contro 1,2%) e il mancato raggiungimento di apprendimenti di base riguarda il 9,8% degli studenti con condizioni socio-economiche sotto la media, contro il 5,3% di quelli con condizioni migliori. A livello di istruzione terziaria i giovani con almeno un genitore laureato hanno una probabilità di conseguire un titolo universitario cinque volte superiore rispetto ai coetanei provenienti da famiglie meno istruite (66,6% contro 12,9%).
Cosa possiamo fare per contrastare questi divari? Un recente volume accessibile gratuitamente online, “Investire nel Futuro. Asset building e disuguaglianze educative (Egea Editore)”, mostra, attraverso l’intervento di studiosi del settore, inclusi ricercatori della Fondazione Bruno Kessler, che è possibile sostenere le famiglie più vulnerabili nella costruzione di un piccolo capitale dedicato all’istruzione futura dei figli. Questo non solo rimuove barriere finanziarie ma attiva anche aspettative più alte, motivazioni più solide e una visione del futuro più concreta.
Il nuovo studio mostra con chiarezza il potenziale dei programmi di risparmio incentivato per l’istruzione, in particolare Percorsi e Will Educare al Futuro, iniziative promosse da Fondazione Ufficio Pio in collaborazione con realtà del Terzo Settore e con il sostegno di fondazioni filantropiche. Nell’ambito di questi programmi, le famiglie aprono un conto intestato al figlio, risparmiano piccole somme e vedono i loro risparmi moltiplicati alla condizione che vengano utilizzati per spese educative.
Le valutazioni mostrano che, quando ricevono incentivi e un supporto adeguato, le famiglie risparmiano e lo fanno senza peggiorare le proprie condizioni materiali. I risparmi si traducono in maggiori spese educative, sia in ambito tecnologico che di partecipazione ad attività extrascolastiche, e ciò favorisce lo sviluppo di aspirazioni più elevate, migliori performance scolastiche e una maggiore continuità negli studi, sia a livello secondario che terziario.
Queste evidenze invitano a guardare con attenzione anche alle misure che il Trentino ha avviato in modo pionieristico nell’ambito della pubblica amministrazione italiana. La prima è il Contributo per il sostegno agli studi post-diploma, un programma di risparmio rivolto a studenti provenienti da famiglie con redditi medi e che non rientrano nei parametri previsti dalle misure di diritto allo studio universitario, con incentivi progressivi inversamente proporzionali al reddito. La seconda è il nuovo incentivo alla previdenza complementare infantile della Regione autonoma Trentino‑Alto Adige/Südtirol. L’intervento prevede un conferimento pubblico per ogni nuovo nato iscritto a un fondo pensione, è universale e non prevede meccanismi di progressività in base alla condizione economica della famiglia.
Sono misure diverse, ma accomunate da un principio che la ricerca conferma con forza: è possibile aiutare le famiglie a risparmiare per il futuro dei figli, e questo genera esiti positivi nel lungo periodo. Tuttavia, la letteratura ci informa anche che, per essere inclusivi e progressivi, questi interventi necessitano di una definizione accurata dei criteri di accesso e dei meccanismi di incentivazione e contribuzione finanziaria. E’ importante semplificare le procedure di accesso, fino a valutare l’introduzione di meccanismi di adesione automatica sin dalla nascita. Inoltre, per assicurare una maggiore equità nell’accumulo del risparmio, si rendono necessarie modulazioni del contributo pubblico che tengano conto delle diverse capacità di risparmio delle famiglie.