Future Built on Knowledge

Quando la ricerca è fatta dai cittadini

novembre 30, 2017

Il CNR ha ospitato la prima conferenza italiana sulla citizen science, dedicata ai progetti di ricerca che coinvolgono in modo diretto i non professionisti

I cittadini possono essere parte attiva della ricerca? Eccome, ma con opportuni “paletti”. Se ne è parlato al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) a Roma, che ha ospitato dal 23 al 25 novembre scorsi la prima conferenza italiana sulla citizen science, letteralmente la “scienza dei cittadini”. Da ormai diversi decenni, infatti, alcuni progetti di ricerca che spaziano dalla biologia alla botanica, passando per l’astronomia e la tecnologia, offrono l’opportunità ad appassionati non esperti di recitare un ruolo attivo nella ricerca, per esempio nella raccolta di dati, immagini e informazioni o nella valutazione di un prodotto di ricerca.

La conferenza romana, voluta da Emilia Chiancone, biologa e presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze, ha riunito i principali “attori” italiani impegnati nella promozione di progetti di ricerca di citizen science, offrendo però il palco anche a ospiti internazionali.

In particolare, la prima delle tre giornate è stata dedicata alla discussione di progetti di citizen science riguardanti il monitoraggio biologico, mentre nel secondo giorno l’attenzione si è spostata sui progetti legati al mondo tecnologico e delle piattaforme online e sul loro rapporto con la società. A concludere il programma, il 25 novembre, è stata una tavola rotonda sul rapporto tra citizen science e comunicazione, svoltasi al museo civico di zoologia di Villa Borghese.

Tra i relatori spiccano i nomi di Alan Irwin, della Business School di Copenaghen e tra gli “inventori” – a metà degli anni ’90 – del termine “citizen science”, Katrin Vohland, membro del consiglio direttivo di ECSA (European Citizen Science Association) e Sven Schade del Joint Research Centre della commissione europea. Tra gli italiani erano presenti (tra gli altri) Ferdinando Boero, ordinario di zoologia all’Università del Salento e da anni impegnato in progetti di citizen science in ambiente marino, Andrea Sforzi, direttore del museo di storia naturale della Maremma, e Nico Pitrelli, fisico e comunicatore della scienza alla SISSA di Trieste.

La conferenza ha messo in luce i molti punti di forza della citizen science – su tutti la possibilità di rendere i cittadini più responsabili e consapevoli rispetto alla ricerca scientifica e al contempo l’abbattimento delle barriere (spesso ancora troppo alte) tra i ricercatori e la società civile – ma anche le sue criticità: in particolare una certa difficoltà, ancora ben presente, da parte del mondo della ricerca a “fidarsi” del supporto dei cittadini. Per questo motivo, come è emerso al termine dei lavori, le prospettive di crescita del settore appaiono ancora molto ampie.


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