Speck&Tech visita la Clean Room di FBK
60 posti esauriti in pochi minuti per vedere da vicino uno dei luoghi in cui la ricerca FBK prende forma, accompagnati dai Science Ambassador Alessandro Cian ed Elia Scattolo
Sensori, rivelatori, dispositivi per lo spazio e tecnologie quantistiche hanno qualcosa in comune: prima di diventare strumenti di ricerca, molti di essi passano da una clean room. Lo scorso weekend, 60 persone hanno avuto l’occasione di entrare in contatto con quella di Fondazione Bruno Kessler insieme a Speck&Tech, accompagnate dai ricercatori e Science Ambassador Alessandro Cian ed Elia Scattolo, entrambi del Centro Sensors & Devices di FBK. Un’iniziativa che ha suscitato grande interesse già al momento dell’apertura delle iscrizioni, con tutti i posti disponibili esauriti in pochi minuti, e che ha mantenuto una promessa lanciata nel maggio dello scorso anno, durante l’evento Speck&Tech #75 – Clean Room: prima o poi la community avrebbe scoperto di persona cos’è una clean room. Poco più di un anno dopo, quell’idea è diventata realtà.
Ma cosa succede esattamente in una clean room? Si tratta di un laboratorio in cui la quantità di particelle presenti nell’aria viene mantenuta sotto stretto controllo, perché quando si lavora su strutture micrometriche e nanometriche anche una contaminazione minima può compromettere un intero processo. Perché a quella scala persino un capello è enorme: servirebbero circa 1.000 strutture da 50 nanometri messe una accanto all’altra per raggiungerne lo spessore. Nelle clean room competenze specialistiche e infrastrutture dedicate permettono di progettare, sviluppare e realizzare sensori, microsistemi e dispositivi avanzati per la ricerca e per le imprese. Qui prendono forma tecnologie destinate ad ambiti che vanno dalla fisica delle particelle allo spazio, dal monitoraggio ambientale fino alle tecnologie quantistiche, in spazi che FBK sta ulteriormente ampliando per accompagnare la crescita delle attività di ricerca e sviluppo.
Durante la visita i partecipanti hanno potuto osservare da vicino ambienti, apparecchiature e processi normalmente lontani dagli occhi del pubblico, accompagnati dalle spiegazioni dei ricercatori che lavorano quotidianamente in clean room, entrando così in uno dei luoghi in cui la ricerca passa dalle idee ai dispositivi. Proprio durante l’appuntamento del maggio 2025, Cian e Scattolo avevano raccontato attività e applicazioni della Clean Room attraverso due interventi. Con “Respira, sei in Trentino! Monitorare l’invisibile”, Alessandro Cian aveva mostrato il potenziale dei sensori MOX per leggere ciò che non vediamo, dalla qualità dell’aria al monitoraggio ambientale; con “Verze e diamanti: oltre le nanotecnologie”, Elia Scattolo aveva accompagnato il pubblico tra superfici naturali, nanostrutture, diamanti e fotonica quantistica.

Un tema, quello delle tecnologie quantistiche, tornato anche più recentemente sul palco di Speck&Tech: nel giugno 2026 durante l’evento “Qubit or not Qubit?” Federica Mantegazzini, responsabile dell’unità di ricerca SQD di FBK, ha raccontato in “How to build a Quantum Computer” come nasce un qubit a partire da sistemi fisici reali e come fenomeni come la sovrapposizione e l’entanglement possano diventare alla base di nuove tecnologie di calcolo.
Nata ormai 10 anni fa a Trento, Speck&Tech è una community che porta tecnologia e innovazione fuori dai contesti più specialistici, creando occasioni informali di incontro tra chi fa ricerca, chi si occupa di tecnologia e innovazione, chi studia e chi è semplicemente curioso di scoprire cosa si muove sul territorio. Un modo per mettere in circolo competenze e curiosità e far dialogare ricerca, impresa e comunità locale. Questa volta però niente palco: la divulgazione ha lasciato spazio all’esperienza diretta, permettendo ai partecipanti di osservare da vicino uno degli ambienti in cui la ricerca FBK prende concretamente forma.