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Curriculum studiorum

11 Ottobre 2023

Anche Kessler è andato a scuola, ma quale fu il suo percorso? Sicuramente non fu semplice e forse proprio per questo pose poi molta della sua attenzione su cultura e formazione

Anche Bruno Kessler è andato a scuola. Affermazione banale, soprattutto in una regione come il Trentino in cui l’accesso all’istruzione scolastica era ampiamente diffuso già nell’Ottocento grazie alle riforme teresiane e l’analfabetismo all’indomani dell’annessione all’Italia (1918) era quasi inesistente. Eppure, banale non è capire dove Kessler sia andato a scuola. A sei anni, morto il padre, si spostò da Vermiglio a Terzolas con la famiglia, paese nativo della madre, dove c’era un convento di cappuccini a cui la vedova Kessler poteva appoggiarsi. Per questo il fratello maggiore fu subito mandato in collegio, proprio dai frati, a Trento. Lo stesso non accadde però subito per Bruno, che rimase ancora in Val di Sole, frequentando probabilmente la scuola del paese, anche se non sono ancora riuscita a trovare tracce archivistiche di questa permanenza. 

Arrivò invece al Seminario serafico dei frati cappuccini a Trento il 14 settembre 1935, a 11 anni. 

Come ho già raccontato altre volte, il fondo Kessler contiene in realtà poche fonti della prima parte della sua vita. Tra queste però ci sono alcuni quaderni scolastici di diverse materie. Il nome Bruno Chessler (sulle varianti del cognome ho già scritto qui) è scritto sempre in bella grafia, su quaderni semplici e altri più particolari; come quello con la vignetta del cacciatore distratto. Più interessanti sono i contenuti di quelle lezioni, che ci danno un’idea della cultura in cui Kessler si è formato. Una cultura innanzitutto cattolica vista la permanenza prolungata in istituzioni cappuccine.

Bruno aveva seguito le orme del fratello Onorato fino al momento del noviziato, che aveva svolto sotto il nome di fra Donato, a quel punto le loro strade si erano divise: se Onorato confermò i voti divenendo padre Angelico, fra Donato tornò a essere Bruno Kessler nel 1944. Rimase infatti all’interno del mondo cappuccino solo fino all’8 maggio 1944, per poi trasferirsi al locale liceo classico, dove ottenne la maturità qualche mese dopo. 

Anche questa ricerca non è stata banale. Nel 1944 il Trentino era, come il resto d’Europa e del mondo, alle prese con la seconda guerra mondiale e anche le attività scolastiche soffrivano per quello stato di agitazione bellica. I licei funzionavano grazie a sedi diffuse nelle valli. Ho trovato quindi solo nel fascicolo universitario di Kessler la prova del superamento dell’esame di maturità, con una valutazione di “nove” in italiano e filosofia.

Lasciare il convento in quegli anni voleva però dire chiamata alle armi. Kessler fu quindi arruolato dalla Todt, una compagnia edile tedesca che impiegava il lavoro coatto, reclutando nelle valli trentine al tempo dell’Alpenvorland (l’amministrazione diretta della regione da parte della Germania nazista) le classi di leva non altrimenti impiegate. Anche su quei cantieri ferroviari, in particolare quello del Pont dei Vodi (di cui ho già parlato), si dice che la sua fame di conoscenza non si fosse fermata: «Fra un bombardamento e l’altro aveva sempre un libro in mano» ha scritto Giampaolo Andreatta (Bruno Kessler. No al Trentino piccolo e solo, p. 13).

Finita – quasi – la guerra, Kessler si iscrisse all’Università di Padova: corso di giurisprudenza. In quella facoltà conobbe alcuni dei suoi più importanti collaboratori successivi come Enrico Bolognani, ma soprattutto Beniamino (Nino) Andreatta jr. Proprio l’amicizia con quest’ultimo fu fondamentale per il futuro di Bruno, sia perché Nino lo introdusse al padre, e di lì al primo lavoro alla Banca di Trento e di Bolzano, sia perché accompagnò con le proprie competenze e idee tutto il suo percorso politico. 

Kessler non frequentò molto l’università, però. La sua situazione economica non lo permetteva. Doveva lavorare, per sé e per provvedere alla famiglia, che piano piano riuscì a portare a Trento dalla Val di Sole. Prima lavorò come manovale, poi trovò un impiego al tribunale di Trento. A un certo punto, viste le difficoltà di frequentare le lezioni a Padova, chiese il trasferimento a Ferrara sia per l’università, sia per il lavoro. Quella possibilità non si concretizzò; a inizio anni Cinquanta Bruno riprese a dare esami con molta energia. Riuscì a laurearsi con una tesi su «Le circostanze putative di esclusione di antigiuridicità con particolare riguardo all’esercizio di un diritto, alla legittima difesa ed alla reazione contro l’atto arbitrario del pubblico ufficiale» il 25 febbraio 1953. Degno di nota, viste le questioni che si trovò ad affrontare nella sua carriera politica, è il fatto che frequentò la prima edizione della scuola estiva della facoltà di giurisprudenza padovana a Bressanone nel 1952. Un’iniziativa creata per promuovere le relazioni anche accademiche con la minoranza tedesca altoatesina; a quella prima inaugurazione parteciparono il rettore Guido Ferro e l’allora ministro dell’Istruzione, futuro presidente della Repubblica, Antonio Segni.

Un degno curriculum studiorum, quindi, specialmente per un orfano cresciuto in una valle periferica, nonostante lui non si fosse mai considerato un uomo di cultura. Anche la sua esperienza scolastica contribuì a formare la sua visione politica e la forte convinzione circa l’importanza della cultura per le comunità; nel 1961 Kessler, già presidente della Provincia, disse infatti: 

«Forse proprio per questo, forse soprattutto per la mia esperienza particolare di vita come ognuno di noi ha, sento il valore di questa cultura, più che saper dire esattamente o bene, io sento il profondo valore di questa cultura e sento soprattutto che la nostra gente, gli uomini delle nostre valli hanno bisogno di essere maggiormente assistiti in questo settore perché una elevazione loro non può derivare che dall’attenzione che noi poniamo a questi settori».


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