For a Human-Centered AI

Giornalismo artificiale. Questioni non troppo nuove

11 Dicembre 2023

Il grande nemico del giornalismo non è l’Intelligenza Artificiale. C’è di peggio, per esempio l’utilizzo acritico della sua competenza, la falsità e la mancanza di accuratezza.

Lo scorso 2 marzo FBK Magazine ospitava un mio editoriale, dedicato ai possibili impatti dell’intelligenza artificiale sui contenuti giornalistici del futuro. Lo spunto veniva dalla lettura delle interviste che ogni fine anno la Nieman Foundation propone a giornaliste e giornalisti per ragionare sugli orizzonti della loro professione.

Il futuro è (anche) adesso e la rilevanza della IA sul giornalismo è (anche) un fatto di cronaca. Qualche giorno fa, ecco lo spunto di riflessione, la media company Futurism ha pubblicato un articolo nel quale smaschera una cattiva pratica di Sports Illustrated. 

I fatti. Articoli scritti da un fantomatico Drew Ortiz hanno fatto suonare un campanello d’allarme per il loro tono trascurato. Ortiz veniva descritto molto genericamente come un amante dell’aria aperta e della natura, assiduo campeggiatore ed escursionista. Sembrava il profilo ideale per chi avesse il compito di consigliare strumenti utili a vivere quelle passioni, ma qualche dubbio è sorto: nessuna biografia dell’aitante Drew, nessun profilo sui social network e, dulcis in fundo, una fotografia che a grattare la superficie si è rivelata generata dall’intelligenza artificiale. Approfondendo un po’ di più, a Futurism si sono accorti che non solo il profilo di Drew Ortiz era stato prodotto dall’intelligenza artificiale (come del resto quelli di Sora Tanaka, Somino Abrams ed altri), ma anche i suoi articoli. Incalzati, quelli di Sports Illustrated si sono giustificati scaricando il barile: i pezzi erano stati affidati a un’agenzia terza (AdVon Commerce), che avrebbe assicurato fossero stati scritti da mano (e mente) umana. A sentire voci anonime interne a Sports Illustrated, la cosa sembra quantomeno sospetta; è opinione diffusa, infatti, che parecchi articoli siano in realtà prodotti dell’intelligenza artificiale. Pure Maggie Harrison, la giornalista che ha firmato l’inchiesta di Futurism, è scettica: “The implication seems to be that AdVon invented fake writers, assigned them fake biographies and AI-generated headshots, and then stopped right there, only publishing content written by old-fashioned humans. Maybe that’s true, but we doubt it”. Poco plausibile pare, insomma, che ci si sforzi tanto per costruire giornalisti virtuali e si faccia poi scrivere i loro pezzi a “colleghi” reali. 

L’opinione. Cosa c’è di male nella scelta di Sports Illustrated, o di AdVon, a seconda di chi si possa ritenere il principale protagonista di questo affidamento all’Intelligenza Artificiale? Due sono gli elementi da tenere principalmente in considerazione. 

Il primo. L’addomesticamento della verità, sempre che non si tratti di menzogna. Fingere che persone scrivano cose scritte da macchine è ingannevole: lettrici e lettori (che per molti servizi pagano) devono essere chiaramente informati su autrici e autori di quanto viene loro proposto. Se Drew Ortiz o Sora Tanaka sono piacenti giovani penne create a tavolino, lo si deve sapere. Se la prospettiva dalla quale essi compilano i lavori è quella di un’intelligenza artificiale e non umana, lo si deve sapere. Per informarsi in maniera appropriata, chi legge deve essere informato in maniera appropriata

Il secondo. La sciatteria, non quella dell’Intelligenza Artificiale, ma di chi ne fa uso acritico. Harrison ha notato che i pezzi attributi alle identità inventate non erano stati rivisti e contenevano dei passaggi difficilmente riconducibili a errore umano (anche quello di non rivedere gli articoli di giornalisti in carne e ossa è un problema, intendiamoci) perché riportavano dei veri e propri nonsense, per esempio, che per giocare a pallavolo serve una palla. Una rilettura avrebbe risolto l’imprecisione. Non credo sia in sé sbagliato chiedere aiuto all’intelligenza artificiale, ma non lo si può fare senza dialogarci. 

Il futuro è adesso, ma sembra intenzionato a ripercorrere vie al giornalismo note da secoli: falsità e approssimazione. Conoscere il problema potrebbe aiutare a trovarvi una soluzione, purché lo si voglia. 

 


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