Intervista con Claudio Ferlan
Il ricercatore dell’Istituto Storico Italo-Germanico Claudio Ferlan ha ricevuto la conferma del ruolo di Direttore delle testate FBK, che guida dal 2022, per i prossimi tre anni, in allineamento con la direzione di FBK-ISG da parte di Massimo Rospocher. Gli abbiamo fatto alcune domande per approfondire e per sapere quali saranno i progetti futuri.
- Direttore, dal 1975 FBK-ISIG pubblica gli “Annali dell’Istituto storico italo-germanico in Trento / Jahrbuch des italienisch-deutschen historischen Instituts in Trient”, rivista che raccoglie i lavori di studiose e studiosi di diverse generazioni e provenienze geografiche, impegnati su temi di ricerca storica dalla prima età moderna alla recente contemporaneità. Che ruolo ha avuto per la vita di FBK-ISIG questa pubblicazione che Lei dirige?
Gli Annali / Jahrbuch hanno avuto un ruolo fondamentale per l’identità scientifica dell’Istituto. Sono uno degli strumenti attraverso cui l’ISIG ha costruito nel tempo il proprio riconoscimento nella comunità degli studi e la propria vocazione internazionale, in particolare nel dialogo tra area italiana e area di lingua tedesca. Dal 2011 la rivista esce con cadenza semestrale e, dal 2018, ha assunto un formato monografico. È inserita tra le riviste di fascia A ANVUR in vari settori disciplinari, ma ciò che conta di più è la continuità di un confronto scientifico che dura da quasi cinquant’anni e coinvolge studiose e studiosi di diverse generazioni e provenienze.
Io ne sono direttore responsabile, mentre la direzione scientifica è affidata al direttore dell’ISIG, Massimo Rospocher. Questa distinzione riflette bene la natura del mio ruolo: mi occupo della responsabilità editoriale anche in virtù della mia iscrizione all’elenco speciale dei direttori di periodici a carattere tecnico, professionale o scientifico e della collaborazione con alcuni periodici nazionali. Una parte del mio lavoro consiste proprio nel tenere insieme rigore accademico e qualità della scrittura pubblica.
- E poi c’è ARO, “Annali.Recensioni.Online”, rivista elettronica di recensioni dedicate alle novità della letteratura scientifica sulle opere più recenti relative alla storia europea. Qual è l’approccio che offre in particolare questa pubblicazione?
ARO è una rivista online di recensioni storiografiche nata come evoluzione della sezione recensioni degli Annali e divenuta autonoma nel 2018.
Scrivere recensioni non significa soltanto commentare libri: significa capire dove sta andando la storiografia, quali domande emergono e quali prospettive cambiano. ARO funziona come un osservatorio continuo sulle direzioni della ricerca storica europea, rendendo questo confronto accessibile anche oltre la cerchia degli specialisti.
Anche qui io sono direttore responsabile, mentre la direzione scientifica è affidata a Katia Occhi, il cui lavoro (assieme a quello dell’intera comunità di ricerca ISIG) è essenziale per la vitalità della rivista.
- Si tratta di riviste disponibili ad accesso aperto? Che importanza riveste questo aspetto per promuovere la condivisione della conoscenza?
ARO nasce fin dall’inizio come rivista completamente open access e adotta un approccio internazionale.
Scrivere di libri e di ricerca senza permetterne una fruizione libera avrebbe avuto poco senso. L’accesso aperto consente una circolazione più ampia delle idee e rende concretamente pubblica la ricerca.
Diverso è il caso degli Annali, che hanno una storia cartacea più lunga. Il recente passaggio dall’editore Il Mulino a Viella si inserisce anche nella prospettiva di una maggiore fruibilità in open access, compatibilmente con le regole editoriali.
- Accanto a queste riviste di tipo scientifico, lei dirige anche FBK Magazine, sulla quale scriviamo, che invece è una testata giornalistica
Questo è probabilmente l’aspetto meno consueto del mio ruolo, perché riguarda la comunicazione scientifica. Che un ricercatore diriga riviste accademiche è abbastanza normale; meno frequente è che diriga anche una testata giornalistica. Per me, però, è una naturale estensione del lavoro di ricerca.
Credo che parlare di scienza – dalle scienze dure alle discipline umanistiche e sociali – sia uno dei compiti principali dei ricercatori oggi. Dirigere FBK Magazine significa costruire uno spazio in cui la ricerca non venga solo comunicata, ma interpretata e messa in dialogo con le grandi questioni del presente, raccontando anche le persone che la rendono possibile.
- Venendo al suo ruolo di ricercatore, lei è uno storico del cristianesimo e la sua attività di ricerca è incentrata in special modo sui gesuiti ma anche sulla storia dell’alimentazione. Come è nato l’interesse per questi ambiti?
Da due elementi fondamentali: una buona maestra e documenti stimolanti. All’Università di Trieste ho avuto la fortuna di seguire le lezioni di Liliana Ferrari, che mi ha avvicinato alla storia del cristianesimo. Mi ha sempre interessato studiare gli incontri tra persone di culture diverse, e la religione è un osservatorio privilegiato di questi processi.
Lavorando su fonti missionarie mi sono imbattuto in continui riferimenti alla vita quotidiana e al rapporto con cibo e bevande. Penso al consumo degli alcolici e alle sue conseguenze, per fare un esempio. Da lì è nato un filone di ricerca che continua ad accompagnare il mio lavoro.
- Da bambino cosa sognava di fare? Trova delle connessioni con ciò di cui si occupa ora?
Eccome. Probabilmente il primo sogno professionale che ho avuto è stato quello di occuparmi di sport, raccontandolo: non sono mai stato un campione negli sport che ho praticato, quindi immaginavo di farlo da telecronista. Volevo anche scrivere sceneggiature di fumetti, perché non ho mai avuto una grande mano per il disegno.
In fondo continuo a fare qualcosa di simile: scrivo storie. Solo che invece delle atlete o dei personaggi disegnati racconto ricercatrici e ricercatori, le loro idee e anche le vicende di donne e uomini che, nel passato, sono stati protagonisti attivi dell’esperienza missionaria — che è il mio specifico campo di ricerca. Cambiano i soggetti, ma resta il desiderio di comprendere e raccontare. E di provare a farlo in maniera appassionante per chi mi legge o mi ascolta.
- Quali sono gli sviluppi futuri che immagina rispettivamente per la sua attività di ricerca e per le riviste che dirige?
Credo che gli Annali e ARO siano ormai riviste ben consolidate nel panorama scientifico internazionale e immagino per loro una prosecuzione lungo traiettorie già solide, grazie anche al coinvolgimento convinto e qualificato della comunità ISIG.
Per FBK Magazine la sfida è diversa. Mi piacerebbe che rafforzasse la propria presenza nel dibattito pubblico, ampliando la capacità di parlare anche oltre i confini della Fondazione Bruno Kessler e diventando sempre più uno spazio riconoscibile di confronto tra discipline diverse, dove la ricerca trovi non solo visibilità, ma voce.
Quanto alla mia attività di ricerca, spero innanzitutto di aprire nuove collaborazioni internazionali, per capire sempre meglio le dinamiche di scambio culturale che la storia dell’incontro/scontro tra fedeli di diverse religioni ha prodotto nel tempo. Dopo essermi occupato soprattutto di Europa, in particolare dei paesi di lingua tedesca (ed è anche per questo che sono arrivato all’ISIG quindici anni fa), e successivamente dell’America latina, negli ultimi anni ho iniziato a studiare le missioni cristiane nell’America settentrionale. Queste ricerche mi hanno portato a viaggiare e soggiornare a lungo all’estero. Mi piacerebbe ora aprire collaborazioni in contesti che conosco meno, penso per esempio al Canada. Vorrei continuare a imparare e, di conseguenza, a raccontare.