Novembre 1966: l’alluvione in Trentino
A sessant’anni dall'alluvione del novembre 1966, il ricordo di quei giorni drammatici che sconvolsero il Trentino e segnarono per sempre la memoria del territorio.
Tra il 3 e il 5 novembre 1966 lunghe e forti piogge si abbatterono su centro e nord Italia, causando danni pesantissimi soprattutto a Firenze, ma anche in Trentino. Il mese precedente le piogge erano state abbondanti e i corsi d’acqua erano sovraccarichi; pure per l’aumento della temperatura media, alcune delle prime nevi già si stavano sciogliendo.
A Trento caddero 74,5 mm di pioggia nella sola giornata di venerdì 4 novembre: in pochi giorni cadde più pioggia di quanta ne cada di solito in un mese. L’Adige ruppe l’argine a Trento Nord (Roncafort), la notte tra il 4 e il 5 novembre. In quell’area industriale l’acqua, entrando a contatto con i barili di sodio della SLOI, causò scoppi e incendi. In città l’acqua si riversò soprattutto nelle zone più basse, lungo il vecchio letto del fiume.
Fino alla metà dell’Ottocento, infatti, l’Adige non scorreva dove lo vediamo oggi. Il fiume disegnava un’ampia ansa verso est, che arrivava quasi sotto le mura del Castello del Buonconsiglio e passava lungo le attuali vie Torre Verde e Torre Vanga. Nel 1858 il letto fu spostato verso ovest e rettificato, per proteggere la città dalle piene e liberare spazio per la nuova ferrovia del Brennero.

Imer, Valle del Primiero
Tutto il Trentino fu colpito dall’alluvione, in particolare la zona orientale, soprattutto la Val di Cembra, la Bassa Valsugana e, più di tutti, il Primiero. In totale perirono 22 persone, quasi 500 persero la casa. I danni ammontarono a decine di miliardi di lire.
La tragedia fu enorme, ma lo fu anche lo sforzo che fin da subito venne messo in campo per limitare le conseguenze peggiori. A guidare la Provincia autonoma era Bruno Kessler, presidente della Giunta provinciale dal 1960. Lo stato d’emergenza venne attivato già nel primo pomeriggio del 4 novembre e tutta l’amministrazione provinciale si mobilitò. Vennero immediatamente istituiti centri operativi di emergenza, con a capo un funzionario delegato, per garantire rapidità decisionale e presenza delle istituzioni nei singoli bacini colpiti. La priorità venne data al ripristino delle linee di comunicazione e dei collegamenti delle valli, isolate dalle frane e dai crolli dei ponti, con il capoluogo.
Kessler stesso si mise a disposizione e andò fin dalle prime ore ad aiutare, specialmente in Primiero, dove rimase per giorni a fianco della popolazione e dei soccorritori. In questi anni di ricerca ho anche visto una foto di Kessler con gli stivali al ginocchio e una vanga in mano. Una foto privata, che non ho rivisto in nessuna delle molte pubblicazioni sull’alluvione.
Il racconto dell’alluvione fu fin da subito un racconto per immagini. Fotografie di quei giorni circolarono presto, anche in pubblicazioni apposite preparate dalla Provincia e dal quotidiano «l’Adige». Nonostante anche le rotative fossero state allagate nella notte del 5 novembre, il giornale uscì in formato ridotto con il titolo «Trento è un’isola» e una foto dello scalo ferroviario di via Filzi (Trento nord) allagato.
Le immagini più famose di quei giorni sono quelle di Flavio Faganello, ma non furono pochi i fotografi che si assunsero il compito di documentare quanto stava succedendo, consapevoli di vivere un momento storico.
I ricordi e le immagini di quei giorni vennero raccolti fin da subito e molte sono state impiegate negli anni successivi per raccontare il disastro. Nel 2016, per esempio, la Fondazione Museo storico del Trentino ha utilizzato foto e filmati messi a disposizione da cittadini per la mostra “Novembre 1966”.
Questi materiali, spesso conservati per anni in archivi o armadi privati, sono fonti inestimabili per storici e storiche. Fonti spesso nascoste e con poche informazioni di corredo, eppure fondamentali per restituire episodi della nostra storia attraverso gli occhi delle persone comuni.
Sandro Leonardelli (1931-2010) era uno di questi fotografi. Impiegato alle Poste, coltivava la fotografia nel tempo libero. Con l’obiettivo catturava dettagli, geometrie e soprattutto ritratti. Nei giorni dell’alluvione attraversò le vie del centro di Trento più colpite dall’acqua, da piazza Sanzio a via Prepositura, da Torre Vanga a via Santa Margherita.
Nota: Quindici di queste immagini sono ora raccolte in una piccola mostra allestita presso la Biblioteca di Spormaggiore, dal 9 novembre 2026, con il Comune di Spormaggiore e le Biblioteche della Paganella.
Foto di Sandro Leonardelli (Archivio privato).