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Rendimenti salariali dell’uso delle competenze digitali e fattori istituzionali

2 Maggio 2023

A partire da evidenze empiriche dai principali mercati del lavoro europei uno studio targato FBK-IRVAPP e Unitn per analizzare il ruolo dei fattori istituzionali nel moderare i rendimenti salariali dovuti all’utilizzo delle competenze digitali nei mercati del lavoro europei.

Le competenze digitali sono ritenute sempre più rilevanti, se non indispensabili nel mercato del lavoro odierno. L’uso di software, applicazioni e strumenti tecnologici è diventato parte integrante di molte professioni, da quelle tradizionalmente più digitali a quelle più manageriali, gestionali, nonché alle occupazioni tipiche della produzione industriale e dei servizi alle persone. Possedere competenze informatiche può di fatto fare la differenza in termini di occupabilità, mansione svolta e, non ultimo, di profilo salariale.

Di qui, la rilevanza della diffusione, dell’utilizzo e del rendimento delle competenze digitali, soprattutto in segmenti del mercato del lavoro esposti a crescenti livelli di instabilità occupazionale e salariale, frequentemente connessa a forme di lavoro temporaneo che caratterizzano l’evoluzione delle economie avanzate. Nonostante la sua rilevanza, il tema risulta poco approfondito tanto nell’ambito della ricerca scientifica, quanto più in generale nel dibattito pubblico. Premi salariali legati alle competenze digitali vengono solitamente collegati a dinamiche strutturali di domanda e offerta di specifiche competenze o profili occupazionali, ma poco si conosce in merito alla loro interazione con fattori più istituzionali, quali il contratto, il livello di protezione dell’impiego e il livello della sindacalizzazione della forza lavoro.

Nella prima parte del progetto SKILLS, FBK-IRVAPP e il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento hanno voluto approfondire il tema analizzando il ruolo dei fattori istituzionali nel moderare i rendimenti salariali dovuti all’utilizzo delle competenze digitali nei mercati del lavoro europei. Il lavoro documenta come la premialità media nell’uso delle competenze digitali si attesti attorno al 4-8% del salario orario lordo, a seconda del Paese preso in considerazione, ma denota anche l’esistenza di un divario salariale tra lavoratori temporanei e permanenti: a parità di condizioni, i lavoratori con un contratto a termine conseguono un premio salariale dovuto alle competenze digitali di 2,5 punti percentuali più basso dei loro colleghi con un contratto a tempo indeterminato.

Le stime confermano inoltre la rilevanza della dimensione sindacale, indicando come l’uso delle competenze digitali non si traduca in premi salariali rilevanti per lavoratori con contratti temporanei, soprattutto in contesti in cui la densità sindacale è particolarmente sbilanciata a favore dei lavoratori a tempo indeterminato. Allo stesso tempo, i rendimenti nell’uso delle competenze informatiche dei contratti non standard sono più marcati nei contesti in cui il loro livello di sindacalizzazione si avvicina a quello delle loro controparti permanenti. In linea di massima, affinché i lavoratori temporanei godano di premi salariali legati alle competenze informatiche comparabili a quelli dei lavoratori permanenti, è necessario che le posizioni a tempo determinato abbiano livelli di rappresentanza sindacale maggiore. Infatti, quando i due tassi si equivalgono, i rendimenti tendono a essere simili e il divario salariale legato all’uso delle competenze ICT svanisce.

Nota metodologica

Il contributo qui descritto presenta alcune limitazioni analitiche ed empiriche, per lo più legate ai dati disponibili per l’analisi. Primo, la mancanza di un’analisi delle dinamiche sindacali a diversi livelli (industriale, regionale o aziendale), dovuta all’indisponibilità di dati specifici per forma contrattuale. Secondo, al netto del numero circoscritto di mercati nazionali considerati, la natura sezionale del dato. Terzo, l’impossibilità di considerare altri elementi di segmentazione dei mercati del lavoro nazionali, quali il grado di regolazione del mercato del lavoro, specificamente per lavoratori permanenti e temporanei, la cui analisi data la natura sezionale del dato si sarebbe basata esclusivamente sui livelli trasversali di protezione specifici per paese per gruppi contrattuali distinti, una pratica sempre più criticata e progressivamente meno frequente nella letteratura socio-economica. 


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