Un ponte tra fisica e filosofia
Il Centro Sensors and Devices di FBK esplora il non-dualismo come nuovo paradigma interdisciplinare alla conferenza annuale dell’European Academy of Religions (EUARE 2026)
In un’era in cui la specializzazione scientifica rischia spesso di isolare le discipline l’una dall’altra, la Fondazione Bruno Kessler continua a farsi promotrice della ricerca di una conoscenza condivisa.

Un perfetto esempio di questo impegno è la recente partecipazione – insieme alla consueta presenza dell’Istituto di Scienze Religiose di FBK – di tre figure con diversi background del Centro Sensors and Devices della Fondazione Bruno Kessler alla conferenza annuale dell’EUARE (European Academy of Religion), svoltasi a Roma dal 30 giugno al 4 luglio: il direttore Richard Hall Wilton, Rossana Dell’Anna, fisica e ricercatrice senior, e Sara Hejazi, antropologa e ricercatrice senior, hanno preso parte al pionieristico panel Unità e differenziazione. Indagare il non-dualismo come paradigma interdisciplinare. Il panel è nato con l’obiettivo di affrontare una sfida profonda: indagare il non-dualismo non come un mero concetto filosofico astratto, ma come un quadro trasversale capace di favorire un dialogo profondo e fecondo tra fisica, metafisica e scienze sociali.
Oltre le separazioni: una lente condivisa per la complessità
Nel suo nucleo essenziale, il non-dualismo rifiuta le tradizionali separazioni ontologiche, come quella tra soggetto e oggetto, tra coscienza e materia o tra corpo e spirito. Al contrario, vede la realtà come un processo continuo di auto-manifestazione, in cui la molteplicità dell’universo emerge da un campo unico e unitario.
Sebbene questo approccio possa sembrare radicato nell’antica metafisica, il secondo — e forse più ambizioso — obiettivo del panel è stato proprio quello di esplorare come questi sistemi possano offrire solidi modelli interpretativi per le scienze contemporanee. Dalla meccanica quantistica alla biochimica, fino alla morfogenesi e alle teorie sulla coscienza di sé, il non-dualismo fornisce una lente unificata in grado di fare luce su fenomeni altamente complessi.

La squadra interdisciplinare di FBK punta a costruire linguaggi comuni e concetti condivisi tra discipline apparentemente distanti, consentendo alla comunità scientifica di cogliere e articolare meglio l’intricata complessità della nostra realtà.
Una sinergia interdisciplinare senza precedenti
Ciò che rende così unica la partecipazione del Centro for Sensors and Devices è la specifica sinergia tra le ricercatrici coinvolte e il direttore. Da un lato, il punto di vista della fisica ha portato all’interno di un panel in ambito umanistico le intuizioni rigorose ed empiriche della fisica avanzata, dove la meccanica quantistica e le realtà materiali sfidano frequentemente le nozioni classiche e dualistiche di “osservatore” e “osservato”; dall’altro, la prospettiva antropologica ha messo in luce le dimensioni culturali, storiche e filosofiche con cui le società umane proiettano nel mondo significati, rituali e tradizioni metafisiche, riferendosi anche alla rivoluzione portata dalla meccanica quantistica.
Co-creare un nuovo vocabolario per la realtà

Per comprendere davvero i sistemi complessi — sia che si parli di entanglement quantistico o di strutture culturali umane — non possiamo più fare affidamento su silos accademici frammentati. La partecipazione di Wilton, Dell’Anna e Hejazi a EUARE 2026 sottolinea il ruolo di FBK come incubatore di terreni epistemologici innovativi.
Guardando alla realtà attraverso la lente di Unità e Differenziazione, il Centro for Sensors and Devices di FBK sta contribuendo a co-creare un vocabolario comune, esplorando i linguaggi condivisibili per la descrizione della complessità. Si tratta di un invito a superare i vecchi confini accademici, dimostrando che quando la fisica incontra l’antropologia sotto un paradigma condiviso, ci si avvicina a una comprensione più olistica e profonda dell’universo che abitiamo e di chi siamo.