Indagando l’incredibile
Elena Missale ospite della serata finale di Co.Scienza tra percezione, mistero e ricerca quantistica
È anche attraverso lo sguardo di chi ogni giorno studia l’invisibile che la scienza riesce a raccontare l’incredibile. La serata conclusiva del festival Co.Scienza, ospitata nella Sala InCooperazione, si è aperta con l’intervento di Massimo Polidoro, figura di riferimento nella divulgazione scientifica italiana. Con il suo intervento “La scienza dell’incredibile. Come nascono le nostre credenze e le nostre convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai” ha guidato il pubblico in un percorso tra illusioni cognitive, bias e meccanismi mentali che spesso, inconsapevolmente, portano a credere a fenomeni inesistenti. Attraverso esempi concreti e paradossi percettivi, è emerso quanto sia facile essere ingannati dai propri sensi e quanto sia fondamentale attivare sempre uno sguardo critico.
Queste riflessioni hanno fatto da ponte al dialogo successivo, moderato sempre da Massimo Polidoro, e che ha visto protagonista Elena Missale – ricercatrice e Science Ambassador FBK, in conversazione con il professor Paolo Tosi dell’Università di Trento. A partire dal proprio percorso, Missale ha raccontato il lavoro nei laboratori FBK, dove la fisica si confronta con fenomeni non direttamente osservabili ma indagabili grazie a strumenti sempre più sofisticati.
“Mi sono iscritta a fisica perché volevo fare astrofisica e, anche se durante il percorso ho cambiato direzione, l’universo mi è sempre rimasto dentro. Ogni volta che guardo il cielo stellato penso alla luce emessa da quelle stelle: non è una luce istantanea, come quella di una lampadina, ma una storia del passato. La luce del Sole che osserviamo adesso ha impiegato circa otto minuti per raggiungerci, mentre quella della stella più vicina dopo il Sole viaggia per circa quattro anni prima di arrivare fino a noi. In un certo senso, guardando il cielo, costruiamo una mappa del passato” ha raccontato Elena Missale.
Entrando nel merito della sua ricerca, ha accompagnato il pubblico dentro un ambito fatto di luce, tecnologie quantistiche e anche diamanti.
“Nel mio lavoro utilizziamo diamanti purissimi, che a vederli sembrano “noiosi” pezzettini di vetro, e ci inseriamo artificialmente dei difetti. Lo facciamo grazie a macchinari presenti in Fondazione Bruno Kessler, che ci permettono di posizionarli con estrema precisione, sia nello spazio che nella quantità.”
Questi difetti diventano così strumenti fondamentali per applicazioni tecnologiche avanzate: “Possiamo sviluppare, ad esempio, termometri in grado di misurare la temperatura delle cellule, oppure tecnologie per la crittografia quantistica, contribuendo ad aumentare la sicurezza dei dati”.
Non è mancata una riflessione sul ruolo di chi fa ricerca nella società contemporanea, dove disinformazione e sfiducia nei confronti dei fatti rendono sempre più importante un dialogo aperto con il pubblico. Comunicare la scienza significa non solo trasmettere risultati, ma anche condividere il metodo, i dubbi e i limiti che fanno parte del processo scientifico.
Tra esempi, domande e confronto diretto, la serata ha restituito un’immagine concreta e accessibile della ricerca: un percorso fatto di tentativi, errori e scoperte progressive. E anche di idee da sfatare, come la convinzione che la scienza tolga magia al mondo: al contrario, come emerso più volte nel corso dell’incontro, è proprio la conoscenza a rendere la realtà ancora più sorprendente.
La serata finale “Indagando l’incredibile” è stata organizzata in collaborazione con Fondazione HIT: Co.Scienza Festival è nato nel 2018 dalla collaborazione tra le associazioni universitarie UNITiN e OWL – Open Wet Lab, con la missione di creare un ponte tra università e cittadinanza.