Future Built on Knowledge

Lo spazio è curiosità o business?

marzo 7, 2018

In apertura del festival Co.Scienza, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston e il divulgatore scientifico Adrian Fartrade sono stati i protagonisti di un vivace dibattito sul tema del fine ultimo dell’esplorazione spaziale

«Lo spazio è romantico, ma anche un motore economicamente complesso». Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, ha sintetizzato così – lo scorso 5 marzo –  il tema del primo dibattito di Co.Scienza, il festival della scienza organizzato dalle associazioni studentesche universitarie UNITiN e OWL, che lo ha visto protagonista insieme allo storico della scienza e divulgatore scientifico Adrian Fartrade.

L’incontro, intitolato “Ulisse nello spazio” e moderato da Gianluigi Casse, direttore del CMM (Centro Materiali e Microsistemi) di FBK, è stato incentrato su una dicotomia da sempre attuale quando si parla di esplorazione spaziale e di ricerca scientifica in generale: si cerca di approdare verso “nuovi mondi” perché spinti dalla semplice curiosità oppure per favorire il progresso tecnologico e avere un profitto anche in termini economici?

Secondo Battiston, «il punto di partenza delle scienze naturali è sempre un impulso a capire, che porta poi però a uno sviluppo tecnologico da cui possono nascere altre nuove scoperte, e così via».

Ma quanto vale, oggi, l’industria spaziale? Nel 2016 Il fatturato della space economy è stato di 329 miliardi di euro, ed è destinato a crescere parecchio nei prossimi anni. «Lo spazio, oggi, è nelle nostre tasche, grazie al GPS dei navigatori – ha ricordato ancora Battiston – e i dati satellitari sono già usati in moltissimi settori come l’agricoltura di precisione, la meteorologia e i trasporti navali».

Fartrade, con un approccio istrionico che ha conquistato il pubblico, ha invece spostato l’attenzione sulla storia dell’esplorazione spaziale, sottolineando poi come spesso non sia subito “visibile” la portata tecnologica di una grande scoperta. «Quando nell’800 furono realizzati i primi dispositivi elettrici, come la lampadina, c’era molto scetticismo. Era una tecnologia considerata costosa e poco affidabile. Oggi l’elettricità fa funzionare il mondo».

Sullo sfondo c’è poi il grande sogno della colonizzazione di Marte, alimentato anche dal recente lancio del Falcon Heavy di Elon Musk. Ma quando ci arriveremo? Secondo Battiston «gli uomini e le donne che metteranno piede su Marte sono già nati». E per arrivarci serviranno i sogni di un visionario moderno, come Musk, ma anche un robusto portafogli.


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