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Competenze digitali e competenze di base: un legame ineludibile

22 Gennaio 2026

È stato Roberto Ricci, presidente di INVALSI, l’ospite d’eccezione del seminario organizzato da FBK-IRVAPP in apertura del 2026. Presentati i risultati della prima rilevazione nazionale, che ha coinvolto 500 scuole in tutto il Paese

Le giovani generazioni sono pronte a vivere in modo critico e consapevole nel mondo digitale? Qual è il nesso tra le competenze di base – come quelle di letto-scrittura e logico-matematiche – e le competenze digitali? E quale ruolo hanno, o dovrebbero avere, la scuola e la ricerca educativa?

Attorno a questi interrogativi si è sviluppato il seminario di FBK-IRVAPP, tenutosi lo scorso 15 gennaio, che ha visto come ospite d’eccezione Roberto Ricci, presidente di INVALSI. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti del mondo della scuola trentina, del Dipartimento istruzione e cultura della Provincia autonoma di Trento e di IPRASE.

La prima rilevazione nazionale sulle competenze digitali

Nel suo intervento, intitolato Le competenze digitali e quelle di base: un legame ineludibile, Ricci ha presentato gli ultimi dati INVALSI raccolti in un campione di classi II della scuola secondaria di secondo grado durante l’anno scolastico 2024/2025, nell’ambito della prima rilevazione nazionale sulle competenze digitali.

La rilevazione si colloca in un contesto, quello italiano, che negli ultimi anni si caratterizza per un quadro di sostanziale stabilità: la quota di studenti che non raggiunge i livelli base in italiano e matematica rimane a livelli critici e non si evidenziano sostanziali recuperi rispetto al periodo pre-Covid.

La rilevazione sulle competenze digitali ha riguardato quasi 500 scuole in tutto il Paese e si è basata su prove online con compiti autentici, in coerenza con il quadro di riferimento europeo DIGCOMP 2.2 della Commissione Europea. Il quadro DIGCOMP definisce l’insieme di competenze necessarie per: i) valutare e comprendere le informazioni online (alfabetizzazione su informazione e dati); ii) comunicare efficacemente, condividere risorse e gestire relazioni digitali (comunicazione e collaborazione); iii) produrre e rielaborare contenuti digitali; iv)  proteggere la privacy e mantenere il benessere personale (sicurezza); v) comprendere sistemi digitali e risolvere efficacemente eventuali problemi nel contesto delle attività quotidiane online.  L’indagine INVALSI ha coperto quattro delle cinque aree di DIGCOMP 2.2.

Buoni livelli di competenza, ma non per tutti

Sul fronte delle competenze digitali, il quadro sembra più roseo di quello relativo alle competenze di base. Considerando il Paese nel suo complesso (vedi Figura) oltre quattro studenti su cinque raggiungono almeno il livello intermedio: 89% in alfabetizzazione su informazioni e dati; 91% in comunicazione e collaborazione; 84% in creazione di contenuti digitali; 85% in sicurezza.

Le differenze territoriali, come mostrato in figura, esistono e ricalcano in parte quelle già note, ma non risultano particolarmente marcate. Incidono maggiormente fattori quali l’indirizzo di studio (anche per effetto della selezione al termine della scuola secondaria di primo grado) e il background socio-culturale familiare, mentre il genere risulta associato in modo positivo con alcune dimensioni (comunicazione e collaborazione) e in modo negativo con altre (sicurezza).

Un risultato centrale riguarda il rapporto tra competenze di base e digitali: pur essendo distinte, vanno di pari passo. Chi ottiene risultati migliori in italiano e matematica tende infatti a mostrare livelli più alti anche nelle competenze digitali. Questo, secondo Ricci, è un elemento che dovrebbe spingerci a rifuggire la tentazione di vedere le due competenze come alternative. 

Punti aperti

La rilevazione ha un grande potenziale in prospettiva, poichè, rispetto ad altre indagini internazionali, potrà in futuro essere estesa a tutti i livelli scolastici, offrendo in questo modo una mappa dettagliata delle competenze digitali sull’intero territorio nazionale.

Se dai risultati emerge un quadro tutto sommato positivo delle competenze digitali degli studenti, diverse questioni rimangono aperte. In primis, l’influenza del contesto territoriale, scolastico e familiare incide anche su questa sfera di competenze. Si tratta anche in questo caso di una forma di povertà educativa, una sfida su cui ricerca e istituzioni sono chiamate a collaborare per poter individuare e attuare politiche di contrasto che siano efficaci.

C’è poi un problema di sicurezza personale e benessere connesso all’uso dei dispositivi digitali che non va sottovalutato. Se nel complesso gli studenti mostrano di essere consapevoli dei rischi connessi al digitale, solo 4 su 10 raggiungono un livello avanzato di competenze in questo ambito. E’ importante monitorare questo aspetto con attenzione.

Anche il tema dell’intelligenza artificiale è chiamato in causa. Oggi, nella scuola, secondo Ricci, si tende ancora a “giocare in difesa”, concentrandosi sul controllo e sul timore della copiatura. La vera sfida, invece, è cambiare prospettiva e considerare l’IA come oggetto di valutazione, non solo come rischio.

Infine, un rischio da evitare è quello di spostare l’attenzione sulle competenze digitali per eludere la difficoltà di rafforzare le competenze di base. Secondo Ricci, le prime non possono sostituire le seconde, ma solo integrarle. Questo chiama in gioco nuovamente il ruolo degli insegnanti e delle scuole, che rischiano di essere sovraccaricati e lasciati soli. Non bastano linee guida: servono supporti concreti, formazione e accompagnamento. Anche qui la ricerca può e deve dare un contributo, producendo evidenze utili non solo per le politiche educative, ma anche per la pratica quotidiana nelle scuole. Ciò richiede non solo la disponibilità di dati ma anche il rafforzamento del dialogo tra le diverse discipline che, nell’ambito delle scienze sociali, si occupano di scuola, in primis un maggiore raccordo tra le discipline più quantitative e quelle più qualitative, quali la pedagogia.

 


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