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La magia della fisica: il premio Nobel Ketterle incanta il Muse

ottobre 5, 2017

Il fisico tedesco è stato il protagonista dell’evento di chiusura della Notte dei Ricercatori 2017

Se si raffredda la materia a temperature estremamente basse succedono cose molto strane: per esempio una banana o un fiore possono diventare pericolose armi contundenti, e gli oggetti levitano. Magia? No, semplicemente fisica: lo ha dimostrato il premio Nobel Wolfgang Ketterle nello spettacolare evento serale che ha chiuso il ricco programma della Notte dei Ricercatori, andata in scena al Muse lo scorso 29 settembre.

Ketterle, armato di azoto liquido e di un entusiasmo contagioso, ha affascinato il pubblico dalla terrazza del Muse Cafè con alcuni esperimenti live, tutti perfettamente riusciti: con una semplice “immersione” a temperature prossime allo zero assoluto (il limite inferiore oltre cui è impossibile raffreddare un oggetto, pari a -273 gradi Celsius), ecco che oggetti soffici diventano marmorei, i palloncini si sgonfiano e, grazie alla superconduttività, è possibile indurre anche la levitazione di una ceramica.

 

 

A queste temperature Ketterle si muove decisamente a suo agio: nel 1995 il gruppo di ricerca da lui guidato al MIT di Boston fu tra i primi a produrre sperimentalmente il cosiddetto “condensato di Bose-Einstein”, un particolare stato della materia che si crea in condizioni estreme, proprio a temperature bassissime. Una misura inseguita per 70 anni, e che si dubitava si potesse mai realizzare. «Quando mi resi conto di aver realizzato quella osservazione in laboratorio, fu un momento bellissimo, impossibile da dimenticare», ha ricordato sul palco Ketterle, quasi con nostalgia. Anche perché quell’esperimento gli valse, nel 2001, il premio Nobel per la fisica, condiviso con i colleghi Eric Allin Cornell e Carl Edwin Wieman.

 

 

Dopo gli esperimenti, Ketterle ha risposto alle domande di Marco Motta, giornalista scientifico di Radio3 Scienza e moderatore della serata, e del pubblico (arrivate via sms). Ne è venuto fuori un ritratto più intimo del fisico tedesco, che ha ricordato alcune delle tappe che lo hanno portato a diventare uno scienziato. «Ero molto bravo a scuola e all’università», ha ammesso senza falsa modestia, riconoscendo però il giusto omaggio al suo mentore David Pritchard, che ha definito come la “persona più influente” nella sua vita, e a cui ha regalato la medaglia Nobel.

 

 

Non sono mancati anche consigli ai tanti giovani presenti tra il pubblico, specie quelli che stanno iniziando il loro percorso nella ricerca. «Fare ricerca con passione significa vivere una vita eccitante e straordinaria, ma bisogna essere pronti a fare sacrifici e anche a competere». A questo proposito, il fisico ha ricordato l’amichevole “rivalità” con gli scienziati con cui poi condivise il premio Nobel: «La ricerca scientifica spesso funziona come lo sport: magari conosci bene i tuoi avversari e ti “alleni” con loro, lavorandoci insieme, ma alla fine vuoi vincere tu». Detto da un maratoneta (Ketterle ha corso la maratona di Boston e ha un personale di 2:44:06), c’è da credergli.


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