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Storie di marginalità (indotta)

febbraio 23, 2018

Le dinamiche dell’accoglienza producono illegalità e vulnerabilità che spingono le persone a farsi sfruttare

Gli eventi delle ultime settimane non sono nuovi per la natura dei fatti, ma la loro straordinaria aggressività mostra una forma che rappresenta un passaggio di grado: dall’odio contro poveri e migranti veicolati dalle parole si è passati ad una violenza fisica, neanche essa nuova, ma sicuramente più legittimata di prima. I primi giorni di febbraio a Macerata un esponente della destra neo-fascista compie un raid sparando colpi di pistola su tutti i neri che incontra sul suo percorso, identificando nel colore della pelle l’elemento sulla base del quale creare la distinzione tra “noi” e “loro”. Dove “loro”, i neri, i nemici, sono quelli da punire per l’omicidio di una ragazza romana avvenuto qualche giorno prima, per il quale si sospetta di un pusher nigeriano. La reazione della società civile si farà sentire il 10 Febbraio nella stessa Macerata con un corteo antifascista di circa trentamila persone. Il clima però è ancora avvelenato: dopo pochi giorni un utente di Trenitalia richiama e in qualche modo giustifica la tentata strage di Macerata in un post su facebook in cui commenta la presenza su un frecciarossa di un nero (non “di colore”, siamo anche noi colorati) senza biglietto. Poche ore dopo Trenitalia smentirà la vicenda perché l’uomo era in realtà provvisto di biglietto. Ma è troppo tardi: il post è già diventato virale, con tanto di foto del presunto migrante senza biglietto, in violazione a qualunque norma della privacy.

Il post su facebook del presunto ragazzo senza biglietto ha riportato la mia memoria sulle parole di A., un sudanese sulla trentina incontrato a Ventimiglia. A. ha seguito il percorso che abbiamo descritto nel corso di queste puntate: lo sbarco in un luogo del sud, il trasferimento in una struttura di accoglienza, la decisione di non voler aspettare tempi e modalità dettati dalle istituzioni italiane, l’incubo di doversi stabilizzare in Italia, il tentativo di passaggio in Francia attraverso la frontiera delle Alpi Marittime. Qui A. viene più volte fermato e riportato indietro. In uno di questi trasferimenti finisce i soldi, proprio mentre viene deportato a Taranto e vuole risalire verso Ventimiglia. Il viaggio dura due giorni, alternando treni diversi da cui è ogni volta costretto a scendere per mancanza di biglietto. Non mangia e beve pochissima acqua. Mi spiega che aveva sempre in mente ferma l’idea di dover mantenere un atteggiamento calmo, per evitare il possibile contatto con le forze dell’ordine: è un uomo colto, A., e riflette con molta lucidità sulla figura del migrante visto implicitamente e meccanicamente come un criminale e vuole semplicemente evitare di avallarla o di subirne le conseguenze. Tuttavia, allo stesso tempo, vuole evitare di ricorrere a fonti di guadagno per lui poco dignitose e inaccettabili sotto il profilo etico e, direi, politico. Racconta che un suo conterraneo, nella sua stessa situazione, ovvero bloccato a Taranto senza i soldi per gli spostamenti, aveva trovato lavoro nei campi (il Salento e la piana del foggiano non sono così distanti da Taranto). Pochi euro al giorno, per lavori massacranti da cui venivano decurtati soldi per il pasto o per i trasporti. Pochi euro al giorno per affrontare l’uscita dall’hotspot e la strada attraverso i confini interni dell’Europa, che per chi proviene dai paesi terzi sono serratamente chiusi. A. mi dice che lui non è venuto in Europa per fare quei lavori.

Mi chiede perché le persone vengono trasportate attraverso il paese e poi lasciate senza le risorse per sopravvivere. Naturalmente non so cosa rispondere, ma rifletto insieme a lui sul ruolo di quelle merci alimentari raccolte da braccia nere, che finiscono nei nostri supermercati a prezzi bassissimi per le famiglie italiane di tutti i ceti e classi sociali. Eppure il loro ruolo produttivo così centrale a livello economico, si accompagna ad una enorme subordinazione sociale, ad uno status giuridico incerto e ad un potente razzismo. Talvolta, sembra anzi essere proprio questa condizione socio-giuridica inferiorizzante che permette le condizioni della loro sfruttabiltà nei settori centrali della nostra economia: l’agricoltura, l’edilizia, l’assistenza personale. A., però, ha deciso di seguire altre strade.

Ancora una volta l’esempio mostra come siano le strutture e le dinamiche dell’accoglienza a produrre l’illegalità e la vulnerabilità che spinge le persone al ricorso allo sfruttamento lavorativo o alle varie forme di devianza, compreso il mancato pagamento del biglietto per spostarsi. Allo stesso tempo però il caso mostra come tali dispositivi di produzione della marginalità, che si alimenta e si appoggia sui quotidiani discorsi discriminatori, siano sempre da inserire in una dialettica tra potere e resistenza: A. in parte vi sfugge rifiutando quel posto nella società e punta diretto verso l’oltreconfine che per lui rappresentano il ricongiungimento con amici e parenti, la possibilità di immaginare un futuro e di creare una stabilità. Segue con determinazione il suo viaggio verso il desiderio, anche se non ha il biglietto. Sembra che il biglietto possa essere qui usato come oggetto e come metafora: non ha il biglietto nel senso del pezzo di carta che serve a viaggiare sui treni, ma non il biglietto anche come metafora delle caratteristiche che rendono più difficile quel suo viaggio: è nero, povero e non è europeo. Non ha quindi la possibilità di passare quei confini in libertà. Ho pensato che quell’uomo sul treno potesse essere A. in viaggio verso Ventimiglia o qualunque altro posto che per lui significasse non libertà ma giustizia.


La RUBRICA “Il governo europeo della migrazione” è a cura di OSVALDO COSTANTINI, associate researcher presso il Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler, impegnato nelle linee di ricerca sugli stili di vita e i conflitti. Nell’ambito di questo interesse si muove a cavallo tra le pubblicazioni scientifiche e gli interventi pubblici sulla stampa, soprattutto in relazione a quegli aspetti delle #migrazioni maggiormente legati agli immaginari, ai desideri, e alle connesse frustrazioni e disillusioni che muovono le azioni di questi nuovi “dannati della terra”.

GLI ARTICOLI PRECEDENTI:

Ventimiglia tra accoglienza ufficiale e percorsi informali
Frontiere terrene, mondi extraterreni
Le Alpi Marittime
Emisfero Hotspot
Il governo europeo della migrazione


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