WebValley 2026: a chance to shine
Incontro ravvicinato con i e le partecipanti all’edizione n. 26 di WebValley. Che cosa hanno in comune le esperienze di chi partecipa e di chi insegna? Scopriamolo ascoltando le loro parole raccolte durante il percorso
Una grande sfida, per essere affrontata richiede molta energia e un talento speciale, anzi un metodo, per far sì che l’incontro fra le diversità, culturali e caratteriali, trasformi le singolarità attraverso un’esperienza arricchente per tutte le persone coinvolte.

Facile a dirsi, ma come si fa? Quello di WebValley, da questo punto di vista, non è soltanto un laboratorio che approfondisce ogni anno una tecnica cimentandosi nella risoluzione di un problema urgente, ma anche una comunità di saperi esperti che da 26 anni ha perfezionato una serie di soluzioni per condensare in poco tempo un percorso accelerato di immersione nella ricerca.
Quali sono gli ingredienti principali di questa ricetta vincente?
In primo luogo è importante bilanciare le competenze. Per creare un clima di collaborazione è necessario selezionare opportunamente chi partecipa: studenti e studentesse brillanti soprattutto, ma non solo nelle materie STEM, che siano allo stesso tempo motivati e capaci, curiosi e desiderosi di lavorare in gruppo con altri coetanei.
Non basta quindi fornire cv ma serve mostrarsi con un video per raccontarsi genuinamente e candidarsi, col proprio sguardo e la propria personalità, aperti verso gli altri e l’ignoto.
Una volta a Trento, la condivisione è molto intensa perché per 2 settimane si dorme, mangia e studia insieme, accompagnati da una decina di tutor senior e junior che passo passo presentano i mattoncini di conoscenza con cui si lavorerà, descrivono l’obiettivo da mettere a fuoco e mettono a disposizione gli strumenti di lavoro comuni. Esatto, non era un errore di battitura: in pratica ogni 2 allievi c’è un tutor disponibile.
Quattro giorni di attività intensa, ritmata, creativa e in movimento per avere una prima visione complessiva delle materie e costruire fiducia reciproca, ad esempio attraverso un gioco, l’escape room organizzata dall’Istituto Artigianelli, partner strategico di fondamentale importanza.
Così giocando sono emersi i tratti psicologici che animano questa comunità temporanea, un’alchimia da costruire con sapienza per far sì che ogni gruppo sia assortito per genere, competenze e stili cognitivi, all’insegna della diversità che è ricchezza, messa in pratica scientificamente e con tutta l’entropia di chi ha 17 anni e comincia a girare per il mondo grazie alla propria curiosità.
Soltanto dopo questo rituale di passaggio è arrivato il momento in cui sono state annunciate le sfide: sono stati formati gruppi da 5 persone a cui è stato chiesto di comporre un puzzle in cui DATI, MODELLI, VISUALIZZAZIONE e COMMUNITY ENGAGEMENT confluiscono per dare senso, interpretazione, infrastruttura funzionale e veste estetica al frutto di questo lavoro congiunto.

Decostruire per ricomporre, ascoltare i progressi e gli interrogativi altrui, aiutarsi vicendevolmente perché su ogni diversa competenza necessaria, di volta in volta, c’è sempre chi brilla di più e può quindi dare supporto agli altri.
Abbiamo partecipato ai primi giorni dell’edizione 2026 della summer school, un’estate rovente, e un tema pertinente: le previsioni meteo che si evolvono grazie all’impiego dei modelli basati su AI e machine learning. Con un accento, che non è un fronzolo, ma rappresenta una marcia in più: la scienza aperta, ossia la possibilità di inserirsi in un dialogo accademico globale attorno al cambiamento climatico, problema complesso che intreccia una moltitudine di sistemi e richiede l’osmosi e il contributo di esperte/i in svariate discipline.
A partire da questa osservazione partecipante ci siamo soffermati ad ascoltare Anna da Bolzano e Krish dalla Florida e due tutor FBK (Gabriele Franch e Rishabh Wanjari). Ne siamo rimasti sorpresi, perché un elemento centrale accomuna entrambi i lati di questa esperienza. Ascoltiamo le loro testimonianze.
“La versione di quest’anno – commentano Franch e Wanjari – a differenza dei precedenti, è di 2 settimane invece che di 3. Questa riduzione di tempo richiede lezioni più serrate e focalizzate, ma ciò non è necessariamente un limite, semmai diventa un vincolo creativo: in tre settimane, i ragazzi rischiano di arrivare a fine percorso troppo stanchi.
In due, invece, nonostante i ritmi siano più veloci, i ragazzi sono più propensi a concentrarsi di più per minor tempo, e, a quanto sembra, rendono meglio. Le 2 settimane però rischiano di non essere abbastanza per creare legami significativi tra ragazzi. Non si può ancora dire con certezza quale delle due soluzioni sia la migliore: alla fine, il feedback verrà raccolto sia dai ragazzi che dai tutor e, sulla base di esso, si deciderà come organizzare gli anni che verranno.
Un’importante novità di questa edizione riguarda i criteri di selezione e la provenienza degli studenti internazionali. Rispetto agli anni scorsi, in cui i partecipanti venivano scelti tramite ISEF, quest’anno è stata rafforzata la partnership strategica con la Sarasota-Manatee Science and Technology Society della South Florida, che ha selezionato seguendo i nostri criteri sei studenti. Si è rinnovato inoltre il legame con il Collegio Dante Alighieri di San Paolo che, come ormai da oltre cinque anni, ha selezionato una partecipante proveniente dal Brasile.
Per partecipare e prendere il meglio da WebValley è necessaria una forte motivazione, sia per seguire e capire le lezioni, sia per riuscire a sostenere i ritmi veloci e serrati delle attività, che si svolgono ogni giorno dalle 9 di mattina alle 10 di sera, anche dopo cena.
Per mantenere l’attenzione dei ragazzi ed evitare di stancarli troppo, i tutor mettono in atto alcune strategie, come per esempio il cambio di aule unito a brevi momenti di pausa tra una lezione e l’altra, in modo da aiutarli a ristabilire la concentrazione. Un altro esempio importante è il continuo scambio tra lezioni teoriche ed esercizi di pratica per comprendere appieno l’applicazione degli argomenti spiegati.
I tutor inoltre si curano di preparare prima le lezioni in modo molto preciso: i ragazzi infatti notano quando le lezioni non sono preparate adeguatamente e tendono a distrarsi di più. Le lezioni inoltre sono preparate e organizzate in modo da seguire un filo coerente e spiegate in ordine di difficoltà.
Alcune lezioni sono difficili e vengono spiegate necessariamente in modo veloce (il programma di un intero semestre di università viene spiegato in una settimana), dunque non è necessario che i ragazzi capiscano tutto. L’importante è che colgano i punti principali più importanti, che poi serviranno loro per affrontare le challenge. I tutor sono sempre disponibili ad aiutare, ma non possono rispiegare interi argomenti, a causa dei tempi ristretti.
Per questo è molto incentivato l’aiuto tra ragazzi: coloro che sono più competenti per abilità pregresse o perché hanno capito meglio un determinato argomento sono spinti ad aiutare i loro compagni, guidandoli nella risoluzione delle difficoltà che incontrano.
Per quanto riguarda la creazione dei gruppi per le challenge, si svolge in due momenti: inizialmente i ragazzi scelgono autonomamente a quale challenge partecipare e con chi. In seguito, questi gruppi iniziali vengono revisionati e, in caso, corretti dai tutor, che li rendono il più bilanciati possibile in termini di genere, personalità e abilità, provenienza, rapporti personali. Per gli ex alunni non esiste ancora un programma che dia loro la possibilità di lavorare nuovamente insieme, ma si sta pensando di crearlo. Molti però mantengono i rapporti tra loro. Inoltre, molti ragazzi usano i progetti creati durante WebValley per presentazioni durante fiere, esami, o per svilupparli in modo più avanzato, a dimostrazione di quanto questo workshop sia significativo anche per la loro carriera scolastica e accademica.”
“Questa esperienza è molto significativa anche per i tutor, soprattutto quelli più giovani – aggiunge Franch. Hanno infatti la possibilità di fare esperienza nell’insegnare e presentare argomenti ad una classe di persone meno competenti di loro, che è più difficile rispetto che
presentare a ricercatori al loro stesso livello. Inoltre sviluppano una grande responsabilità nei confronti dei ragazzi, che li considerano allo stesso tempo figure di riferimento e confidenti, più vicini a loro rispetto agli organizzatori “più anziani”. È dunque importante che l’ambiente sia il più accogliente e coinvolgente possibile, in modo che i ragazzi si sentano a loro agio e si godano al massimo l’esperienza, non solo dal punto di vista di ciò che imparano, ma anche per quanto riguarda i rapporti umani. Per questo è anche necessario che il gruppo degli organizzatori sia affiatato e collaborativo, in modo da ispirare i ragazzi e prendersi cura al meglio di loro. Questo aspetto non è per nulla scontato, ma quest’anno è stato totalmente raggiunto.”
WebValley: il desiderio della ricerca e il potere del gruppo nel racconto di Anna, dalla curiosità nata tra i banchi di scuola alla sfida dell’intelligenza artificiale.
Anna, partiamo dalle tue origini e dal momento in cui hai scoperto WebValley.
Vengo da Bolzano e frequento il liceo scientifico. Non conoscevo questo progetto, ma un giorno, mentre eravamo nei laboratori di fisica, la professoressa ha chiamato tre di noi alla cattedra. Inizialmente ero un po’ preoccupata, ma quando ci ha proposto WebValley sono diventata subito entusiasta. Il mio desiderio è diventare una ricercatrice in futuro, e ho capito subito che questa sarebbe stata l’occasione perfetta per testare l’ambiente e capire come si lavora in una squadra di ricerca. Finora, in questo ambito, avevo lavorato da sola, mentre ora sto scoprendo il piacere di fare parte di un gruppo coi miei stessi interessi e obiettivi.
A WebValley l’apprendimento non è solo tecnico, ma fortemente sociale. Com’è stato l’impatto con questa comunità internazionale?
È una cosa che mi arricchisce tantissimo. Amo conoscere nuove culture e scoprire come si vive fuori dall’Italia; parlare con ragazzi come Krish o Marina è fantastico. Mi sono sentita parte del gruppo ancora prima che iniziasse ufficialmente il programma, perché sono andata a prendere alcuni compagni alla stazione. Non sono una persona timida, anzi, mi piace parlare, sono curiosa di natura e il fatto di condividere la stanza e gli spazi comuni, crea una sintonia che non avremmo avuto chiusi in stanze private.
Dal punto di vista della ricerca, come stai affrontando le sfide tecniche, come la programmazione?
Il metodo è molto equilibrato: non c’è solo un insegnante che spiega, ma un continuo scambio fra pari. Se ho un dubbio, mi basta girarmi e chiedere a qualcuno, senza dover interrompere la lezione. Ad esempio, non avevo mai programmato in Python, mentre conoscevo il C++, e all’inizio ho fatto un po’ di fatica. Ma sono molto determinata: quando voglio capire qualcosa, non mi accontento finché non l’ho fatta mia. Ieri, dopo una lezione difficile, mi sono messa con un compagno che aveva capito meglio e ne abbiamo parlato la sera finché non mi era tutto chiaro.
Il ritmo di WebValley è noto per essere molto intenso. Come ti trovi con questo stile “serrato”?
È proprio come me lo aspettavo: le giornate sono piene e intense, ma a me va bene così, almeno la sera sono stanca e riesco a dormire subito! La cosa bella è l’ambiente: ti mette a tuo agio al cento per cento e ti aiuta a entrare subito nella mentalità giusta per concentrarti e lavorare sodo.
Cosa diresti a uno studente che sta pensando di candidarsi per il prossimo anno?
Lo consiglierei assolutamente, ma solo a chi ha davvero voglia di fare e tanta curiosità. Per noi studenti italiani questo è periodo di vacanza, e ammetto che all’inizio ero preoccupata di non avere la testa per lavorare, invece l’energia del gruppo ti trascina. È un’esperienza perfetta per chi è appassionato e vuole mettersi in gioco seriamente.
WebValley: l’IA come terreno comune per l’apprendimento sociale
Dalla Florida al lavoro di squadra: l’esperienza di Krish “alla ricerca del bene comune”.
Krish, raccontaci come sei approdato a WebValley e cosa ti ha spinto a partecipare a questa summer school internazionale.
Sono uno studente all’ultimo anno di liceo in Florida e ho saputo del programma grazie a un amico già selezionato e alla raccomandazione dei miei insegnanti. Rispetto al sistema italiano, noi abbiamo affrontato un processo basato su interviste con i coordinatori locali. Ciò che mi ha convinto è stato il sito web: mi interessava l’idea di applicare l’intelligenza artificiale a temi che amo, come la natura e il meteo, ma soprattutto la prospettiva di usare l’IA per uno scopo concreto e positivo, per fare del bene.
Uno dei pilastri di WebValley è la creazione di una comunità di ricerca. Come hai vissuto l’incontro con i tuoi compagni, provenienti da contesti così diversi?
È stato incredibile trovarsi in uno spazio condiviso con persone dai background più disparati, come Marina dal Brasile o ragazzi che arrivavano da altre zone degli Stati Uniti. La cosa sorprendente è stata la naturalezza con cui abbiamo “rotto il ghiaccio”: già durante il tragitto in auto giocavamo insieme e, una volta arrivati, le attività iniziali ci hanno permesso di conoscerci subito profondamente. Mi sono sentito a mio agio immediatamente perché, nonostante le differenze, siamo tutti uniti da una motivazione fortissima verso il progetto e dai nostri interessi comuni sugli argomenti che vengono trattati; questo crea un “terreno comune” che facilita enormemente la relazione.
Come si traduce questa sintonia relazionale nel lavoro pratico e nell’apprendimento delle competenze tecniche?
Le lezioni sono molto coinvolgenti, ma il vero valore emerge nel modo in cui impariamo a collaborare. Ad esempio, io non avevo una grande esperienza con il linguaggio Python a scuola, ma la qualità delle spiegazioni qui mi ha permesso di acquisire le basi in tempi record. Ora la cosa che più mi entusiasma è sentirmi finalmente sicuro nel lavorare a un progetto insieme agli altri. Non è solo studio individuale: è un processo in cui le conoscenze tecniche servono per iniziare a creare qualcosa di nuovo come gruppo.
WebValley è nota per essere un’esperienza intensa, quasi una “sfida” collettiva. Come percepisci questo ritmo serrato?
È molto diverso dai programmi americani a cui sono abituato, dove la prima settimana è dedicata a un inserimento graduale. Qui è un “go, go, go” fin dal primo giorno. All’inizio non me lo aspettavo, ma ora apprezzo molto questo metodo: in soli tre giorni ho imparato tantissimo proprio perché siamo immersi costantemente nell’attività. Anche la convivenza, come avere un compagno di stanza con cui confrontarsi a fine giornata, contribuisce a rendere l’esperienza formativa non solo sotto il profilo tecnico, ma anche umano.
Cosa diresti a chi vorrebbe candidarsi per la prossima edizione di WebValley?
Direi di non farsi frenare dal timore di non essere abbastanza esperti.
Non devi essere il migliore in tutto prima di arrivare: qui ti vengono forniti gli strumenti per arrivare allo stesso livello dei tuoi compagni, così da poter iniziare tutti insieme un percorso di scoperta. È un’esperienza che consiglio a chi ha una forte etica del lavoro e voglia di mettersi in gioco. Se sei motivato, WebValley ti dà l’opportunità di trasformare l’impegno individuale in un successo collettivo, partendo da zero per costruire qualcosa di realmente significativo con gli altri.

Cosa hanno in comune allievi e tutor?
Se appare scontato che a 17 anni ci sia molto da imparare, la cosa sorprendente che emerge con forza è il fatto che anche i tutor, di fronte a una platea assai esigente come questa, hanno il dovere di superarsi e quindi di imparare a loro volta qualcosa in più, in situazione, tarando fino all’ultimo minuto le giuste parole e immagini con cui rendere un concetto, invogliare ad approfondirlo, farne capire la logica di fondo da portare a casa come messaggio chiave, nella consapevolezza che gli sguardi e le competenze di background dei ragazzi sono diverse e quindi, inevitabilmente, nessuno avrà una cognizione completa, ma lavorando insieme in gruppo le lacune si colmeranno e le attitudini si completeranno. Non sono forse questo la conoscenza e la cultura? La possibilità di affrontare sfide più grandi di noi dando cittadinanza e ascolto alle nostre storie personali, ciascuna unica, e unendo i nostri saperi e sensibilità fino a venirne fuori insieme, anziché uscirne da soli.
“WebValley è dunque un’occasione per brillare – sottolinea Wanjari – sia per i ragazzi che per i tutor, sia dal punto di vista scientifico che da quello umano, in un ambiente amichevole,
accogliente e collaborativo, dove far fiorire conoscenze scientifiche, amicizie e relazioni. Da questo tempo insieme ci si porterà via un’opinione sul cambiamento climatico, competenze disciplinari più approfondite e, infine, ma non meno importante, il ricordo di un’esperienza formativa meravigliosa.”
——————————————————————————————————————————————————————————-
Questo articolo è stato redatto in collaborazione con Matilda Zancanaro, qui in conversazione con Luca Coviello (coordinatore scientifico di questa edizione insieme a Gabriele Franch ed Elena Tomasi), studentessa del Liceo Prati di Trento in Alternanza scuola lavoro: un’opportunità di learning by doing per lei e la possibilità per chi legge di avvicinarsi anche attraverso le sue domande e rielaborazioni al racconto di questa esperienza.
——————————————————————————————————————————————————————————
WebValley è il risultato dell’impegno costante della Fondazione e della sua direzione (guidata storicamente da Claudia Dolci e Giuseppe Jurman). Portare avanti un progetto del genere significa credere fermamente che l’alta ricerca non sia un’esclusiva universitaria, ma una risorsa attivabile già a 17 o 18 anni. Per FBK, non si tratta solo di fare formazione, ma di coltivare una “comunità di pratica” che dura nel tempo e genera impatto sul territorio e oltre.
Il successo a lungo termine di WebValley è dimostrato dalla rete di Alumni. Molti degli studenti che in passato hanno partecipato alla scuola ritornano oggi a WebValley in veste di tutor scientifici o ricercatori affermati (esempi come i ricercatori FBK Gabriele Franch -2002- o Luca Coviello -2012-, un tempo studenti del camp). Quest’anno anche l’annata 2023 con Tommaso Oss Emer e Luca Galli.
Dal 2020, la collaborazione con l’Istituto Artigianelli di Trento ha ridefinito il modello logistico e didattico di WebValley. Gli Artigianelli non mettono a disposizione soltanto una struttura scolastica e tecnologica di massima qualità, ma una vera e propria filosofia educativa, con un approccio di Design Thinking e sensibilità all’inclusione.