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Dalla ricerca al deeptech: la visione di Roberto Della Marina su carriera e innovazione

5 Novembre 2026

Il percorso che porta dall’indagine scientifica alla creazione di valore economico e sociale richiede apertura mentale e capacità di superare i confini disciplinari. Nel racconto di Roberto Della Marina, fisico con un'esperienza che spazia dai grandi laboratori al venture capital, il filo conduttore è la disponibilità ad abbracciare il cambiamento senza temere di uscire da schemi prestabiliti

Fondatore e managing partner di Obloo, venture capital partner di FBK, l’esperto è stato protagonista dell’inspirational talk che si è tenuto presso la sede di Povo il 5 novembre 2026.

In dialogo con Alessia Santambrogio, technology transfer analyst in FBK, ha raccontato la sua traiettoria d’eccellenza tra scienza, industria e finanza, rispondendo alle domande della comunità della ricerca e innovazione per mettere a fuoco sfide attuali e opportunità all’orizzonte.  

Il valore del cambiamento e l’apprendimento per esperienza

“Il cambiamento è e rimarrà sempre l’unica fonte vera di progresso e crescita”, osserva Della Marina, evidenziando come la disponibilità a compiere scelte diverse moltiplichi le opportunità. Questa visione lo ha guidato nel 2010, assieme a Stefano Fantoni (allora direttore della SISSA), nell’ideazione del Master in Complex Action (MCA). L’obiettivo era offrire a dottorandi e postdoc una formazione trasversale: 200 ore articolate tra scienza di frontiera, gestione aziendale e critical thinking.

Insegnare logica e filosofia per 80 ore serviva a stimolare originalità ed eccellenza, elementi chiave per il vantaggio competitivo d’impresa. Emblematico il caso di uno studente di fisica di altissimo livello che, al termine del master, affermò: «Mi avete fatto vedere cose che mi sarebbero potute piacere». Mostrare percorsi di carriera alternativi e aprire nuove prospettive ai ricercatori rappresenta una leva fondamentale in contesti in cui contano due variabili spesso trascurate nelle università: i tempi e i soldi.

Dal laboratorio al mercato: la sfida dei prototipi e del valore

Il passaggio dalla ricerca applicata (Livello 2-3 di Maturità Tecnologica, in inglese TRL) alla realizzazione di un prodotto (TRL 9) richiede risorse fino a venti volte superiori. 

In questo cammino il venture capital agisce come «mediatore di rischio», alleggerendo l’incertezza affinché sia il mercato a riconoscere il valore dell’innovazione.

Un passaggio critico riguarda l’ingegnerizzazione. Ricordando un insegnamento dell’esperienza in Olivetti, Della Marina sottolinea: “Il problema non è fare un prototipo, è farne due che funzionino allo stesso modo. La complessità cresce in modo non lineare e impone un cambio di prospettiva: il valore di un’innovazione non è auto-attribuito da chi fa ricerca, ma è decretato dal mercato. Per evitare l’effetto Dunning-Kruger, ossia l’arroganza accoppiata all’inconsapevolezza, bisogna sviluppare uno sguardo “altruista”, chiedendosi quale reale beneficio la propria tecnologia porti alla società.”

Deeptech, etica e le qualità del founder

Nel deeptech, orientato a risolvere problemi globali come il cambiamento climatico, la dimensione etica e filosofica diventa centrale. In questo contesto, la transizione da ricercatore o ricercatrice a founder richiede doti che vanno oltre la competenza tecnica.

La figura ideale di founder combina intuizione, motivazione, intelligenza sociale e capacità di adattare il linguaggio agli interlocutori.

Nelle scelte di investimento la squadra è decisiva, ed è preferibile un grande manager su una tecnologia imperfetta piuttosto che il contrario. Per colmare il divario culturale, iniziative come l’EMBAIN (Executive MBA in Business INnovation) al MIB di Trieste mescolano founder di startup e middle manager aziendali per integrare visione e struttura.

Finanza, storia industriale e la rivoluzione dell’IA

La riflessione sul rapporto tra finanza e capitale umano trae lezione dalla storia industriale. La parabola della Olivetti insegna come operazioni finanziarie di successo per gli azionisti possano celare il depauperamento del patrimonio scientifico/tecnologico e del tessuto produttivo.

Oggi gran parte del venture capital si concentra sull’Intelligenza Artificiale, mobilitando ingenti risorse ma imponendo riflessioni etiche sul ruolo dell’uomo. Al contempo, i tempi fisiologici del deeptech, dove mediamente i primi exit avvengono solo dopo 7-8 anni e la maggior parte dopo 12-13 anni, dimostrano la necessità di visioni di lungo periodo e dell’ammodernamento di infrastrutture e norme.

Plasticità relazionale e contaminazione tra contesti

La capacità di muoversi in ambiti differenti nasce dal continuo cambio di contesto: dalla ricerca pura all’industria, dai parchi scientifici al venture capital. «La diversità è ricchezza, è crescita e confronto», conclude Della Marina. Esporsi a contesti eterogenei e sviluppare una forte plasticità relazionale rimane la chiave per affrontare la complessità del mondo contemporaneo.

Una finestra aperta, un atto di cura

In virtù dell’alleanza strategica stabilita con Obloo, FBK si propone di intercettare e accompagnare i migliori talenti per applicare la loro conoscenza e portarla fuori dal laboratorio, creando impatto sociale ed economico: dall’intuizione all’esame di realtà, procedendo per prove ed errori, costruendo la filiera e apprendendo sempre nuove competenze. Un invito al coraggio di intraprendere, ad ascoltare le proprie speranze più alte mentre si contribuisce al bene comune.    

 

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Biografia di – Fondatore e managing partner di Obloo

 

Dopo la Laurea in Fisica cum laude conseguita presso l’Università degli Studi di Trieste, un diploma di perfezionamento in Fisica delle Alte Energie all’INFN di Roma e il PhD in Fisica all’ETH di Zurigo (condotto lavorando al CERN di Ginevra e a Neuchâtel grazie a un finanziamento del centro di R&D svizzero CSEM SA), Della Marina ha mosso i primi passi come ricercatore in grandi collaborazioni internazionali come quelle degli esperimenti ALEPH e CMS.

La sua carriera ha poi preso una direzione industriale e manageriale: da R&D Engineer in CSEM SA a Business Unit Manager dello spin-off Colibrys SA, fino a ricoprire il ruolo di Group Director of Innovation & VP Business Development in Olivetti I-JET. 

Successivamente ha messo le sue competenze al servizio del settore pubblico e parastatale, diventando Vicepresidente di AREA Science Park e guidando iniziative come Innovation Factory, BIC Incubatori FVG e CBM scrl. Il suo cammino lo ha infine portato nel mondo del Venture Capital, operando come Head of VC in Friulia Veneto Sviluppo SGR (gestendo il fondo Aladdin Ventures), Operating Partner in VERTIS SGR e Managing Partner di Venture Factory per il fondo VV3 Tech Transfer. Oggi, assieme ai suoi partner, oltre a VV3, gestisce due poli del trasferimento tecnologico di CDP VC, Galaxia, nell’aerospazio, e Tech4 Planet nella sostenibilità, sostenendo 70 società.

 

 

 


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