Il Trentino come laboratorio di idee per l’impresa di domani
Editoriale di Ferruccio Resta, pubblicato sul quotidiano L’Adige, 20 maggio 2026.
Negli ultimi anni l’Europa ha progressivamente maturato la consapevolezza che la capacità di innovare non rappresenti più soltanto un fattore di crescita economica, ma una vera questione di sovranità tecnologica. Le tensioni geopolitiche, la competizione globale, la transizione energetica e l’accelerazione dell’Intelligenza Artificiale stanno ridefinendo gli equilibri industriali mondiali, imponendo ai territori la necessità di rafforzare il proprio posizionamento attraverso ricerca, competenze e capacità di trasformare conoscenza in valore economico e sociale.
In questo scenario, l’Italia continua a mostrare alcune fragilità strutturali. Sebbene circa il 60% delle imprese manifatturiere dichiari di innovare, nella maggior parte dei casi si tratta ancora di innovazioni incrementali e prevalentemente ambientali, mentre meno del 20% introduce prodotti realmente nuovi sul mercato. A questo si aggiungono investimenti in ricerca e sviluppo pari allo 0,8% del PIL — tra i più bassi in Europa — e una limitata propensione all’open innovation, alla collaborazione tra ricerca, impresa e capitale privato. Elementi che rischiano di ridurre la competitività del nostro sistema produttivo proprio nei settori a più alto contenuto tecnologico e maggiore capacità di generare valore nel lungo periodo.
È in questo quadro che anche il Trentino si confronta con una sfida decisiva. Il rischio di restare ancorati a modelli di innovazione prevalentemente incrementale riguarda infatti anche i territori più dinamici. Tuttavia, il Trentino può contare su asset distintivi — dagli investimenti e dalla qualità della ricerca alla presenza di competenze scientifiche e industriali avanzate — che, se pienamente valorizzati, possono consentirgli di reagire e rafforzare il proprio posizionamento nei settori tecnologici strategici. La sfida oggi è trasformare questo potenziale in una capacità sempre più concreta di generare nuova imprenditorialità, attrarre investimenti e creare filiere innovative ad alto valore aggiunto.
In questa direzione si inserisce anche il percorso avviato dalla Fondazione Bruno Kessler per promuovere una nuova cultura dell’imprenditorialità scientifica. Oggi fare ricerca significa infatti non soltanto produrre conoscenza, ma creare le condizioni affinché idee, tecnologie e competenze possano tradursi in impresa, occupazione qualificata e nuove opportunità di sviluppo per il territorio.
I primi segnali in questa direzione sono incoraggianti, come dimostra il primo programma di Proof of Concept, lanciato da FBK nel 2025: un percorso pensato per accompagnare la validazione tecnica e industriale delle idee progettuali prima del loro ingresso sul mercato. L’iniziativa ha raccolto 37 idee innovative, coinvolgendo complessivamente 123 persone. Oggi il primo spin-off è già stato costituito, mentre, tra gli altri 17 team creati, alcuni hanno avviato confronti con investitori privati, come Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital, e partner industriali; altri stanno invece ottenendo importanti riconoscimenti a livello internazionale, affermandosi anche nel confronto con le principali Big Tech globali.Segnali concreti di come la ricerca possa generare non soltanto avanzamento scientifico, ma anche valore economico, occupazionale e sociale.
Nel 2026, insieme all’Università di Trento, alla Provincia autonoma di Trento e ai partner strategici del territorio, abbiamo deciso di rafforzare ulteriormente questo percorso attraverso il programma “PoC by Trentino”, un’iniziativa di sistema che mette a disposizione 1,35 milioni di euro per sostenere lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali ad alto contenuto tecnologico.
Le candidature sono salite a 41, coinvolgendo 8 centri della Fondazione e 7 dipartimenti universitari, a testimonianza di un ecosistema dell’innovazione sempre più aperto, interdisciplinare e trasversale. Solo in FBK hanno partecipato quasi cento persone di cui un terzo di presenza femminile, dato che richiama l’importanza di continuare a investire anche sull’inclusione e sulla valorizzazione dei talenti.
Gli ambiti applicativi spaziano dall’healthtech alla green energy, dall’industria avanzata al social impact, fino alla cybersecurity, mentre le tecnologie sviluppate comprendono Intelligenza Artificiale, sistemi digitali, sensoristica, quantum computing e nuovi materiali. Un insieme di competenze che riflette la crescente convergenza tra sostenibilità, digitalizzazione e ricerca scientifica avanzata, e che evidenzia come le grandi trasformazioni in corso richiedano sempre più approcci multidisciplinari e capacità di integrazione.
La sfida dei prossimi anni sarà aumentare la capacità del nostro Paese di trasformare ricerca e competenze in nuove filiere industriali, tecnologie strategiche e opportunità di crescita sostenibile. Una sfida che richiede visione di lungo periodo, investimenti, capitale umano e una forte capacità di collaborazione tra ricerca, università, imprese, istituzioni e finanza.
In questo percorso, il ruolo di realtà come FBK è quello di contribuire a costruire connessioni, accelerare l’innovazione e accompagnare la trasformazione tecnologica mantenendo al centro le persone, la sostenibilità e l’impatto sociale della ricerca. Perché oggi più che mai la competitività dei territori passa dalla capacità collettiva di governare il cambiamento, trasformando le grandi sfide globali in opportunità concrete di sviluppo e coesione.