Mauro Dragoni: crescere in FBK, costruire ricerca, portare l’IA nella sanità
Dai primi progetti di ricerca in FBK fino alla guida di un’unità: un percorso di crescita costruito all’interno della Fondazione. Al centro, l’intelligenza artificiale per la sanità, tra grandi programmi nazionali, collaborazioni con aziende e impegno nella comunità scientifica.
Il dottorato alla Statale di Milano, poi la ricerca alla Fondazione Bruno Kessler, fino ad arrivare alla responsabilità di un’unità. Il percorso di Mauro Dragoni racconta una crescita, costruita nel tempo, che oggi lo vede ricercatore senior e responsabile dell’unità Intelligent Digital Agents (IDA) al Centro Digital Health and Wellbeing.
Un percorso che si intreccia con i grandi programmi nazionali sull’intelligenza artificiale e con una visione sempre più orientata all’impatto: nella sanità, nella collaborazione con aziende e pubblica amministrazione, nella formazione. E, più recentemente, anche nel contributo alla comunità scientifica nazionale, con il suo ingresso nel direttivo di AIxIA.
Partiamo dall’inizio: il tuo percorso nasce in FBK. Che tipo di crescita è stata?
È stata una crescita progressiva, molto solida. Ho avuto la possibilità di sviluppare il mio percorso qui, passando dalla ricerca alla partecipazione a progetti sempre più strutturati. Nel tempo ho iniziato anche a coordinare attività e persone. La creazione della mia unità nel 2023 è stata una naturale evoluzione di questo percorso.
Di cosa si occupa oggi la tua unità?
Lavoriamo sull’intelligenza artificiale applicata alla sanità digitale. È un ambito che richiede di integrare competenze diverse e di confrontarsi con problemi concreti. Siamo stati molto coinvolti nei programmi PNRR: abbiamo partecipato al partenariato esteso sull’Intelligenza artificiale “Future Ai Research” (Fair), dove FBK ha coordinato lo Spoke Integrative AI, proponendo un approccio interdisciplinare globale all’Intelligenza Artificiale integrativa, e siamo stati attivi anche in altre iniziative come INEST, D34Health e D-HEAL. A questo si affiancano progetti competitivi più mirati. Uno su tutti che vorrei citare è il finanziamento della Compagnia di San Paolo sull’IA per la sanità, circa 200 mila euro per due anni, selezionato tra 15 proposte a livello nazionale, in cui FBK coordina uno dei sottoprogetti.
Quanto conta il rapporto con aziende e sistema sanitario?
Conta moltissimo. In un ambito come questo, la ricerca deve essere costantemente allineata ai bisogni reali. Abbiamo diverse attività in questa direzione, orientate ai servizi per le aziende. E poi c’è la formazione, ad esempio con FormLab, dove lavoriamo direttamente con l’azienda sanitaria locale. Questo tipo di interazione è fondamentale anche per sviluppare soluzioni che possano essere adottate davvero.
La tua unità è nata da poco ma è già molto attiva. Come si costruisce un gruppo oggi?
Serve una visione chiara, ma anche la capacità di cogliere le opportunità. Il contesto attuale, con i programmi nazionali, ha sicuramente accelerato molte dinamiche. Detto questo, la vera sfida è costruire un gruppo che funzioni nel tempo: con competenze complementari, ma soprattutto con una buona capacità di lavorare insieme.
Accanto alla ricerca, sei entrato per la prima volta nel direttivo di AIxIA: una nuova esperienza.
È un’esperienza nuova per me, ma molto interessante. AIxIA è una realtà storica, nasce nel 1988, e oggi è la più grande associazione italiana sull’intelligenza artificiale, con una comunità molto ampia che include università, centri di ricerca e aziende. FBK ha sempre avuto un ruolo importante al suo interno, quindi è anche una continuità rispetto a questa tradizione.
Quali obiettivi hai per questo tuo primo mandato in AIxIA?
Per quanto mi riguarda, gli obiettivi sono molto concreti. Da un lato, rafforzare il contributo dell’associazione nel tessuto economico nazionale: AIxIA deve essere sempre di più un punto di contatto tra chi fa ricerca e chi deve applicarla, in azienda o nella pubblica amministrazione. Dall’altro, lavorare sulla creazione di reti: tra i membri, che hanno competenze molto diverse, e con altre associazioni di settore, per partecipare insieme a bandi nazionali e internazionali. Un altro tema centrale è quello dell’AI literacy. È fondamentale aiutare aziende e pubblica amministrazione a capire cosa si può fare davvero con l’intelligenza artificiale, ma anche quali sono i limiti. Alzare il livello medio di conoscenza è una condizione necessaria per un uso corretto e consapevole.
Guardando al sistema italiano, qual è oggi la sfida principale sull’IA?
Proprio questo: trasformare la conoscenza in capacità diffusa. Non basta sviluppare tecnologie avanzate, bisogna anche creare le condizioni perché vengano comprese e utilizzate nel modo giusto. E questo passa sia dalla ricerca sia dal lavoro di rete.
Tornando a FBK: cosa rende possibile un percorso come il tuo?
La possibilità di costruire nel tempo, in un ambiente che combina ricerca di alto livello e attenzione all’impatto. FBK ha una lunga tradizione nell’intelligenza artificiale e nella ricerca applicata. Questo si traduce in opportunità concrete: grandi progetti, collaborazioni, spazio per crescere.
Se dovessi sintetizzare il filo che lega il tuo percorso, cosa diresti?
Direi la continuità e la costanza, ma anche la capacità di aprirsi progressivamente. Dal dottorato alla guida di un’unità, fino al contributo alla comunità scientifica: sono passaggi diversi, ma fanno tutti parte dello stesso percorso. L’obiettivo resta sempre quello di sviluppare soluzioni utili e costruire connessioni che permettano alla ricerca di avere un impatto reale.