For a Human-Centered AI

La formazione che fa crescere i talenti

18 Febbraio 2026

Anno nuovo, vita nuova. Presentate le opportunità di formazione per il 2026 collegate ai percorsi esperienziali del Talent Development Program: FBK Academy è un ambiente di apprendimento continuo fatto di scambio fra pari e in cui le persone sono protagoniste del proprio percorso di sviluppo professionale, acquisendo sempre nuove competenze hard e soft.

Si è tenuto il 29 gennaio scorso il training cafè di FBK, un format che unisce talk e condivisione, testimonianza diretta e riflessione. Un’occasione per scoprire le varie opzioni di formazione disponibili nel corso dell’anno, in presenza come online, declinate per ambiti disciplinari, competenze e percorso professionale. Un modo conviviale per lasciarsi ispirare e cominciare a chiedersi: in che direzione voglio andare adesso? 

L’incontro si inserisce nella cornice del Talent Development Program che descrive quattro possibili sentieri di sviluppo per la propria crescita professionale in FBK, a cui sono collegate specifiche proposte formative. Orientarsi è fondamentale per decidere, e per orientarsi è essenziale conoscere se stessi approfonditamente, comprendere i propri punti di forza e ricavare le tessere mancanti nel mosaico del proprio profilo in costruzione. 

La parola a chi si è messo alla prova

Hanno partecipato al dialogo Monica Consolandi, Mauro Dragoni, Alessandro Lega e David Novel, condividendo con le /i colleghe/i presenti alcune lezioni apprese grazie ai percorsi sperimentati negli ultimi mesi. A moderare lo scambio, insieme alle HR Luisa Rigoni e Silvia Tomasi, sono intervenuti Marco Dianti e Massimiliano Luca che hanno partecipato al programma Science Ambassador, una palestra per allenare o affinare soft skills e competenze comunicative fondamentali per chiunque voglia cimentarsi con le sfide dell’innovazione, portando a un esame di realtà la conoscenza scientifica maturata, da declinare in contesti applicativi specifici. 

INVESTIRE su di sé

“A un certo punto del mio percorso da ricercatore – commenta Luca – mi sono reso conto che stavo accumulando competenze, risultati, idee, ma facevo fatica a farle uscire dal mio perimetro. La ricerca vive spesso in spazi molto chiusi, mentre io sentivo sempre più forte il bisogno di parlare anche fuori dall’ambiente accademico, di spiegare perché quello che facciamo conta davvero. Ho deciso di investire su di me perché ho capito che la crescita non è automatica: se non la scegli, non succede.

Partecipare al programma FBK Science Ambassador è stato questo per me: una scelta consapevole, non solo migliorare come ricercatore, ma come persona che comunica, che si espone, che accetta di essere ascoltata e anche giudicata. È stato un modo per dire: ok, provo ad alzare l’asticella. La cosa più importante che mi ha dato questa esperienza non è stata una tecnica specifica, ma un cambio di mentalità. Prima comunicare per me voleva dire spiegare bene qualcosa di complesso. Dopo il percorso ho capito che comunicare significa soprattutto fare spazio a chi ascolta: capire chi hai davanti, cosa gli interessa, cosa può portarsi a casa.

Grazie all’Academy ho iniziato a muovermi in contesti molto diversi, anche ad alta visibilità come i ted talk ma allo stesso tempo ho visto quanto queste competenze siano state utili anche dentro e fuori FBK.

Un esempio “esterno” ma allo stesso tempo spinto molto dalla fondazione è quello del technology transfer, quando devo raccontare un progetto a chi non ha un background tecnico, ragionando in ottica di sciencepreneurship. Lo consiglio perché non è un percorso “a compartimenti stagni”: non ti serve solo per fare un bel talk, ma ti cambia il modo in cui pensi il tuo ruolo professionale.

Ho sentito l’urgenza di mettermi in gioco proprio ora perché avvertivo che stavo arrivando a un bivio. Potevo continuare a fare bene il mio lavoro restando in una zona relativamente protetta, oppure potevo provare a espormi di più, a prendermi il rischio di scoprire che i miei lavori e le mie idee possono non piacere a tutti. Dire “sì” è stato un atto molto concreto: ho scelto di fidarmi del percorso e allo stesso tempo di mettermi in discussione. Col senno di poi, è stata una scelta che ha aperto porte che non avevo nemmeno previsto. Non solo eventi e opportunità specifiche, ma una maggiore consapevolezza di cosa voglio fare e di come voglio farlo. E credo che questo sia il vero valore dell’investire su di sé: non sai esattamente dove ti porterà, ma sai che ti sposta. E spesso, è tutto quello che serve.”

Non si finisce mai di imparare

Il contributo di Mauro Dragoni, a capo dell’unità Inteligent Digital Agents (IDA) del centro Digital Health and Wellbeing si è concentrato sulla trasformazione di prospettiva che l’assunzione di responsabilità comporta quando da ricercatori si diventa leader di gruppi di ricerca. Per il management e le persone che svolgono ruoli di coordinamento vengono predisposti specifici moduli di onboarding, assessment,  formazione e momenti di living lab attraverso i quali confrontarsi ad esempio su aspetti quali la leadership, la negoziazione, la gestione del team e l’importanza dei feedback.     

“Diventare manager – sottolinea Dragoni – significa far evolvere il proprio percorso di ricerca e assumersi nuove responsabilità in un contesto estremamente competitivo come quello della ricerca scientifica e tecnologica. Ad esempio, a proposito del feedback, saperlo dare e saperlo ricevere è un tema molto delicato per tutti da sempre. Crescere in un contesto stimolante come FBK offre il vantaggio di poter ascoltare le storie di altri manager che hanno già maturato una lunga esperienza. Le competenze si apprendono in situazione, una sfida alla volta, e si trasmettono anche informalmente tra colleghi, fino a diventare cultura aziendale.”  

Multidisciplinarità ed eccellenza scientifica  

Monica Consolandi fa parte del team multidisciplinare di IDA, che unisce esperte/i di Computer Science, Linguistica e Filosofia. Nella sua esperienza, aver partecipato al programma ERC pioneers ha rappresentato un banco di prova estremamente sfidante.

“Col senno di poi – afferma Consolandi – ciò che fa la differenza fra un aggiornamento professionale generico e l’offerta formativa configurata da FBK Academy è la selezione di esperienze formative sartoriali che effettivamente sono calibrate per accompagnare ciascuno di noi verso le varie direzioni di sviluppo di carriera. Per me è stato fondamentale ricevere i consigli dei mentori per tarare la mia proposta in modo da rendere sempre più chiara, strutturata e incisiva la descrizione del progetto. A prescindere dall’esito della competizione, che sappiamo essere durissima, in ogni caso grazie a questo percorso ho a disposizione una importante chance in più di crescita verso un profilo scientifico di alto livello.”  

Dalla ricerca all’impatto

David Novel e Alessandro Lega hanno partecipato al programma Proof of Concept (PoC) toccando con mano quanto possa cambiare non solo il punto di vista ma anche il linguaggio necessario per approcciare interlocutori e pubblici diversi al fine di introdurli alla propria soluzione, Flex Productions, che muove i suoi passi a partire dall’esperienza nel campo della sensoristica. Fa parte del gruppo di lavoro anche Tiziano Facchinelli. Il programma PoC ha permesso di aumentare il livello di maturità delle idee e delle piattaforme tecnologiche, attraverso percorsi di formazione e coaching personalizzati per ogni gruppo di lavoro (realizzati anche in collaborazione con HIT) che hanno coinvolto coach e mentori nella formazione e nel consolidamento delle competenze tecniche, imprenditoriali e trasversali.

“Il buon scienziato – così Lega – è uno “stoico” che affronta le cose in maniera oggettiva e non si affeziona all’idea o intuizione di partenza, consapevole del fatto che, anche se ci affascina, potrebbe non realizzarsi mai così come l’avevamo immaginata inizialmente. In questo senso, si impara gradualmente a relativizzare l’idea di successo che si aveva ma anche a semplificare e umanizzare. Si sposta il focus da un piano ideale, quello della conoscenza, alla concretezza del mercato che vuole qualcosa di tangibile, funzionante immediatamente.”

Una questione di qualità  

Il Talent Development Program, con lo strumento dell’Academy, è uno dei punti di forza della people strategy di FBK. Di recente FBK ha ricevuto il prestigioso riconoscimento europeo HR Excellence in Research. Sono una ventina in tutta Italia le istituzioni censite nel sito EURAXESS. “L’ottima pianificazione delle opportunità di formazione del personale” rientra infatti fra gli elementi riscontrati dai valutatori coinvolti nell’attività di audit. 

Questo risultato rende leggibile l’impegno quotidiano dell’organizzazione per far sì che FBK possa garantire un ambiente di lavoro di qualità e attrattivo. Un impegno rinnovato e rafforzato attraverso le 54 azioni programmate che per il prossimo triennio declinano i 20 principi cardine della Carta europea dei ricercatori

Se – come sostiene il pedagogo Ivano Gamelli – “l’apprendimento è quel faticoso processo teso a ristabilire un nuovo e diverso (auspicabilmente più evoluto) equilibrio”, parafrasando Battiato, è come se il ricercatore o la ricercatrice, con tutto/a se stesso/a stia confessando la sua volontà profonda: “Io, si, avrò cura di me”. 


Autore/i