For a Human-Centered AI

Margherita Andrao: esplorando l’Intersezione tra AI e adolescenti

9 Luglio 2026

ll percorso interdisciplinare di una ricercatrice al servizio della AI Literacy tra tecnologia e scienze cognitive.

Abbiamo incontrato Margherita Andrao, ricercatrice in FBK e co-autrice di studi presentati a conferenze internazionali come ACM CHI 2026.

Il suo percorso in FBK è l’esempio perfetto di interdisciplinarità. Muovendosi nel campo dello Human-Computer Interaction e forte della formazione in Psicologia, la sua ricerca si focalizza sull’influenza dei processi cognitivi e delle caratteristiche individuali durante le interazioni tra utenti e tecnologie. In particolare, nel dottorato in FBK ha avuto modo di studiare i modelli mentali di utenti non esperti, quali insegnanti e persone con disabilità intellettiva, mentre interagivano con diverse tecnologie utilizzando paradigmi di interazione basati sul linguaggio, tra cui i Large Language Models (LLMs). L’obiettivo è osservare come utenti non esperti in informatica o programmazione percepiscano e interagiscano con sistemi come ChatGPT o Alexa, per poi fornire delle linee guida per il design di sistemi user-centred

Durante il dottorato si è focalizzata maggiormente su come insegnanti, educatori e caregiver interagiscono con queste tecnologie per renderle più accessibili al “grande pubblico”, ovvero a tutti coloro che usano la tecnologia senza avere un background tecnico. Finito il dottorato, la sua ricerca si è spostata verso i più giovani e le loro interazioni con l’Intelligenza Artificiale (AI) per rispondere a domande come: Cosa pensano davvero gli adolescenti dell’AI? Quali sono i rischi e come intervenire?

Avviato il periodo di post-doc, Andrao ha partecipato ad attività in 51 classi delle scuole medie tra Veneto e Trentino, coinvolgendo quasi 900 studenti per indagare le loro credenze e conoscenze sull’AI, ma anche l’atteggiamento e le paure delle nuove generazioni. Questo lavoro è parte integrante del progetto Sparkle (STEM Practical Activities to Raise Knowledge Learning and Exploration), finanziato dal Fondo per la Repubblica Digitale, che mira a stimolare riflessioni condivise sugli aspetti etici della tecnologia.

L’agone scientifico 

Insieme a Gianluca Schiavo (primo autore e collega nella stessa unità di ricerca, i3INTELLIGENCE INTERFACES AND INTERACTIONS del Centro Augmented Intelligence), Andrao ha preso parte a CHI 2026, conferenza di riferimento in ambito Human-Computer Interaction, che si è tenuta a Barcellona dal 13 al 17 aprile.

 Andrao è intervenuta nel workshop intitolato “The Developmentally Safe Generative AI Environment for Youth”, contribuendo con i risultati preliminari raccolti durante gli interventi nelle scuole secondarie di primo grado (parte del progetto Sparkle) e contenuti nel position paper “Between Competence and Naivety: Adolescents Navigating GenAI” che, oltre a Schiavo, coinvolge inoltre altre due coautrici: Stefania Yapo e Valeria Fabretti, entrambe ricercatrici FBK-ISR.

Schiavo ha presentato il paper “Talking About Brainrot: Youth Engagement with AI-Generated Content and the Dynamics of Intergenerational Communication.” che rientra nei Proceedings of the 2026 CHI Conference on Human Factors in Computing Systems (Barcellona, Spain) (CHI ’26 ). Association for Computing Machinery, New York, NY, USA. 

Crescere in un contesto stimolante

Giancarlo Sciascia: Come descriveresti la tua esperienza formativa e professionale in FBK durante il dottorato?

Margherita Andrao: “Svolgere il dottorato in FBK significa vivere in un ecosistema dove la ricerca teorica incontra costantemente la pratica. Ho avuto l’opportunità di studiare fondamentali teorie cognitive, come quelle sui Mental Models, in contesti tecnologici emergenti e di presentare la mia ricerca al convegno CHI lo scorso anno a Yokohama in Giappone. In quel contesto, ho presentato uno studio che coinvolgeva 28 insegnanti della scuola primaria, a cui abbiamo chiesto di programmare “no-code”, ovvero usando delle primitive linguistiche pre-definite, un tangible tool, SMARTER, che abbiamo progettato durante il mio dottorato per supportare l’insegnamento della matematica. Abbiamo cercato di elicitare e studiare le rappresentazioni mentali degli insegnanti mentre programmavano e testavano il funzionamento del tool

Questo è stato molto importante nella comprensione del ruolo del linguaggio usato nelle tecnologie che progettiamo nel favorire o inibire una rappresentazione efficace del sistema. Durante queste riflessioni ci siamo interessati parallelamente all’interazione tra utenti e LLMs. Finito il dottorato, per il progetto Sparkle, ho avuto l’opportunità di entrare in una cinquantina di classi (prime e seconde della scuola secondaria di primo grado), dove abbiamo parlato di AI ed etica e abbiamo raccolto informazioni su cosa sanno gli adolescenti di AI, specificatamente di Generative AI (GenAI, le emozioni che provano, quali aspetti li attraggono o li impauriscono maggiormente. Abbiamo raccolto questi dati su quasi 900 studenti e stiamo ora svolgendo le prime analisi. 

È emerso che ci sono varie tensioni sia nella conoscenza che nell’atteggiamento nei confronti di AI. Da un lato molti tendono a sovra-generalizzare, quindi pensano che tutto ciò che è digitale sia AI, mentre altri la iper-specificano identificandola esclusivamente con strumenti quali ChatGPT. D’altra parte, abbiamo visto che gli adolescenti sono bravi a identificare i prodotti di GenAI: ad esempio, è diffusa la consapevolezza che i Brainrot siano generati dall’AI. A tal proposito, quest’anno abbiamo presentato alla conferenza CHI, tenutasi a Barcellona, il fenomeno emergente degli Italian Brainrot, un subgenere di meme generati dall’AI (in forma di shorts) che sta ridefinendo il linguaggio sociale dei giovanissimi. Nello studio di questi trend abbiamo cercato di capire non solo cosa sanno i giovani, ma come comunicano le informazioni a coetanei e non agli adulti, evidenziando un divario generazionale che abbiamo proposto di colmare con alcune linee guida di design e AI literacy.”

Cosa sono gli Italian Brainrot

L’Italian Brainrot è un fenomeno memetico diventato virale all’inizio del 2025, caratterizzato da immagini surreali generate dall’AI che ritraggono creature fantastiche o ibridi bizzarri, quali animali uniti a oggetti o cibo, accompagnati da nomi pseudo-italiani e voci sintetiche.

Il termine più ampio “Brainrot” si riferisce al presunto deterioramento cognitivo causato dal consumo compulsivo di contenuti online banali o “slop” (contenuti di bassa qualità generati in massa), ma nel caso della variante “Italian”, il contenuto diventa una forma di folclore digitale partecipativo.

GS: “Perché è virale tra i giovani?”

MA: “Secondo le nostre ricerche, che hanno coinvolto 87 adolescenti tra gli 11 e i 14 anni, i motivi principali della sua viralità includono:

  • Umorismo dell’assurdo e “Incongruity Theory“. Il fascino risiede nel carattere nonsense e surreale delle immagini e delle storie, che sfidano la logica comune e si adattano perfettamente al senso dell’umorismo degli adolescenti.
  • Formato rapido e accattivante. I video sono ultra-brevi e dinamici, ottimizzati per algoritmi di piattaforme come TikTok, YouTube Shorts e Instagram.
  • Dinamiche di gruppo e identità. Funziona come un linguaggio segreto o un repertorio simbolico condiviso che rafforza il legame tra pari, distinguendo nettamente i giovani dal mondo degli adulti (“boomer”), che spesso non comprendono o disprezzano il fenomeno.
  • Fascino per l’AI (effetto novità). I giovani sono attratti dalla novità tecnologica della GenAI; la ricerca mostra che circa il 92% degli adolescenti è consapevole che questi contenuti sono creati con l’AI, e questo talvolta stimola la loro curiosità su come funzionino tali strumenti.
  • Linguaggio e rime. L’uso di nomi orecchiabili (come Tralalero Tralala o Ballerina Cappuccina), rime assurde e, in alcuni casi, l’uso di un linguaggio volgare o blasfemo ne aumenta l’attrattiva e la capacità di catturare l’attenzione.

Nonostante il nome, l’Italian Brainrot non è necessariamente prodotto in Italia o da italiani: alcuni personaggi sono associati a testi in altre lingue (uno dei più famosi è in indonesiano, ma ce ne sono altri anche in croaoto e spagnolo). Verosimilmente i video utilizzano l’italiano, come altre lingue, come una lingua “esotica” o “arcana” per aggiungere un ulteriore livello di assurdità al contenuto. 

Quanto emerso dall’analisi di 50 Italian Brainrot è che, tra i più citati dai partecipanti dello studio, ci sono alcuni contenuti che includono un linguaggio volgare e/o che trattano tematiche sensibili, come la guerra e la violenza. Per questo motivo risulta molto significativo, vista l’attrazione e l’esposizione dei giovani e giovanissimi a questi contenuti, favorire il dialogo tra giovani e adulti. Se su 87 adolescenti intervistati specificatamente sui Brainrot il 98% ha dichiarato di conoscerli, ponendo a 87 insegnanti la stessa domanda solo 11, cioè 13%, li conosceva. 

Il dialogo tra insegnanti e studenti, così come tra genitori e figli, sull’AI e sui contenuti generati dall’AI è attualmente caratterizzato da un forte divario generazionale: le ricerche indicano che circa il 90% degli adolescenti discute di questi temi esclusivamente con i coetanei, mentre solo una minima parte (10%) ne parla con gli adulti. 

Uno dei motivi di questo divario è la percezione degli adolescenti sull’atteggiamento degli adulti nei confronti di questi contenuti. Circa il 60% degli adolescenti ci ha detto che non ne parla con gli adulti perché li riterrebbero una “perdita di tempo” o qualcosa di “stupido”. Per i ragazzi invece questi contenuti rappresentano una forma di intrattenimento, fanno parte delle dinamiche di gruppo e generano divertimento nel 72% dei casi, pur esistendo una minoranza (circa il 21%) che esprime sentimenti negativi nei confronti dei Brainrot, descrivendoli letteralmente come qualcosa che “ti mangia il cervello”. Intervistando gli insegnanti, abbiamo scoperto che solo il 29% li considera una perdita di tempo, mentre molti (circa il 52%) hanno espresso il desiderio di saperne di più.” 

GS: “Per superare questo isolamento e costruire un confronto costruttivo, quali strategie possono adottare i genitori?” 

MA: “Premessa la necessità di incontri formativi con genitori e insegnanti, abbiamo pensato a cinque possibili strade da percorrere: 

  1. Utilizzare i fenomeni virali come “ponte”

Invece di ignorare i trend dei social media, i genitori possono usare contenuti popolari ma assurdi, come l’Italian Brainrot, come punto di partenza per una conversazione. Nonostante il loro carattere nonsense, questi meme sono pervasivi e rappresentano un’opportunità per discutere di come l’AI modella la cultura digitale.

  1. Evitare atteggiamenti dismissivi

Uno dei principali ostacoli al dialogo è la percezione da parte dei figli che gli adulti considerino i loro interessi online come una “perdita di tempo”. Questo porta i giovani a chiudersi, limitando la possibilità per i genitori di comprendere come i figli navighino la cultura digitale e di offrire supporto in caso di disagio. Un approccio basato sulla curiosità e sull’interesse genuino è fondamentale per mantenere aperto il canale comunicativo.

  1. Sviluppare la “AI Literacy” insieme

Il dialogo può concentrarsi sulla comprensione critica del funzionamento tecnologico. I genitori possono stimolare riflessioni chiedendo ai figli di identificare quali elementi di un contenuto siano stati generati dall’AI (immagini, voci o testi) riflettendo sulle logiche degli algoritmi che promuovono la viralità e facendo emergere il rischio di considerare l’AI come un “amico” o un supporto psicologico senza coglierne appieno le implicazioni etiche.

  1. Affrontare i temi etici e la sicurezza

I genitori dovrebbero discutere apertamente della presenza di linguaggi espliciti, temi violenti o offensivi che possono comparire nei contenuti generati dall’AI (come nel 25% dei casi analizzati nel fenomeno Brainrot). È importante riflettere insieme su responsabilità e autorialità (quale il ruolo umano, attraverso prompt e scelte creative, influenzi ciò che l’AI produce) nonché su privacy e manipolazione (il modo in cui i dati vengono raccolti e come i contenuti sintetici possano erodere la fiducia nell’informazione).

  1. Favorire l’esplorazione collaborativa

Il suggerimento che diamo è di passare da una logica di puro controllo a una di coinvolgimento e co-creazione. Partecipare insieme ad attività creative, ad esempio provare a generare un’immagine o un video remixando elementi esistenti, aiuta gli adulti a comprendere le pratiche digitali dei figli e permette ai giovani di esercitare un giudizio critico in un ambiente protetto.”


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