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Transizione energetica: la diversificazione aiuta la resilienza

9 Aprile 2026

All’Energy Talk di RCS, Luigi Crema (FBK) ha evidenziato la necessità di affiancare al mix energetico una strategia sulle filiere tecnologiche. Idrogeno e batterie tra le leve per ridurre le dipendenze e sostenere lo sviluppo industriale europeo.

Nel confronto sulle traiettorie della transizione energetica promosso da RCS con l’Energy Talk “Fonti Alternative e Sicurezza Energetica”, FBK ha partecipato con Luigi Crema, direttore del Centro Sustainable Energy. Una presenza che si colloca in un contesto europeo, come presidente di Hydrogen Europe Research, la principale organizzazione continentale della ricerca sull’idrogeno, e vicepresidente dell’Associazione Italiana Idrogeno (H2IT).

Il contributo di FBK si è inserito in un confronto di alto profilo che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, vertici industriali e grandi player dell’energia. Ad aprire i lavori è stato, in collegamento, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, mentre sul fronte europeo è intervenuta la vicepresidente della BEI Gelsomina Vigliotti. Il programma ha visto la partecipazione di numerosi CEO e top manager, tra cui Nicola Monti (Edison), Fabrizio Fabbri (Ansaldo Energia), Giuseppe Gola (Open Fiber), Monica Iacono (ENGIE Italia), Emanuela Trentin (Veolia Italia), Stefano Granella (Dolomiti Energia) e Ugo Salerno (RINA), insieme a rappresentanti di A2A, Italgas, Snam e altre grandi utility. In questo contesto, l’Energy Talk si è configurato come una piattaforma strutturata di confronto tra politica industriale e strategia d’impresa, con oltre venti relatori chiamati a discutere sicurezza energetica, mix tecnologico e competitività del sistema Paese.

All’interno di un panel di primo piano, insieme a Lidia Armelao, professoressa ordinaria di Chimica generale ed inorganica all’Università di Padova, il contributo di Crema ha messo a fuoco un passaggio critico della transizione: il rischio di passare dalla dipendenza dalle fonti fossili a quella dalle materie prime critiche, indicando la necessità di ripensare l’intero ciclo delle tecnologie energetiche.

Il punto non è solo la produzione di energia, ma la sostenibilità delle filiere. Dalla valorizzazione di fonti come il solare o il moto ondoso – che riducono la pressione su materiali critici – fino alla progettazione di componenti pensati per essere riutilizzati o riciclati, l’attenzione si sposta sul design industriale. “Eco-design e sustainable by design devono diventare criteri strutturali”, ha sottolineato Crema, richiamando un cambio di paradigma che riguarda ricerca, industria e politiche.

Le principali sfide tecnologiche su cui è impegnato, infatti, il Centro Sustainable Energy di FBK sono innanzitutto lo sviluppo di una filiera europea per l’accumulo energetico, con tecnologie alternative alle batterie convenzionali, come quelle al sale o a flusso, per ridurre la dipendenza da supply chain extraeuropee; la seconda riguarda l’idrogeno, inserito in una logica industriale europea che punta alla costruzione di un mercato e non solo allo sviluppo tecnologico.

La sfida oggi è collegare la nascita di nuovi mercati con l’adozione di nuove tecnologie, anche attraverso strumenti di politica industriale europea orientati al rafforzamento del ‘Made in Europe’. In questa prospettiva, la transizione energetica assume una dimensione sistemica: non si tratta solo di innovazione, ma della capacità di portare le tecnologie a scala industriale e di costruire filiere competitive.

È su questo terreno che si inserisce il lavoro di FBK: un’attività che punta esplicitamente allo scaling industriale, anche attraverso infrastrutture di ricerca e tecnologiche dedicate. Tra queste, il Polo Idrogeno e Batterie in fase di sviluppo a Rovereto, avrà una linea di potenza fino a 10 megawatt, pensato come piattaforma per test, integrazione e trasferimento tecnologico.

Operiamo come un one-stop shop, lavorando sia in push sia in pull con l’industria – ha concluso Crema – portando la ricerca e l’innovazione in una vera e propria dimensione industriale epiù vicini all‘applicazione. Costruire la transizione significa progettare tecnologie, filiere e mercati in modo coerente, evitando nuove fragilità nel sistema energetico europeo”.


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